Da Genova a Palermo per far fronte alle contraddizioni nate all’interno del PD

  • Il  voto delle primarie di Palermo apre riflessioni sulla debolezza di un PD che rischia di trascinare alleanze elettorali ad un disastro di difficile quantificazione.

    E’ evidente, indipendentemente dal tipo di risultato, che il rapporto tra PD e la sua base elettorale è degenerato, sino a provocare dei flop nelle competizioni delle primarie che il PD stesso ha promosso e attuato.

    La facoltà di vedere spostare aree di un partito verso aree contrapposte culturalmente e politicamente non è a mio parere sinonimo di democrazia ma segno di una confusione politica in cui non è salutare rimanere impantanati.

    Lo è ancor meno quando questi spostamenti avvengono all’interno di conflitti sociali come quelli determinati dalle richieste dei poteri delle banche contrapposti ai blocchi sociali produttivi e operativi. Stessa pericolosità investe le scelte operate su interventi di lungo respiro che interreagiscono tra problematiche ambientali con i suoi annessi come la salute e su problematiche come l’effettiva utilità e le ricadute sui così detti “comitati d’affari”.

    Genova affronterà la competizione elettorale con tutti i fronti aperti e il risultato, non possiamo negarlo, potrebbe essere determinato da accadimenti o vicende che alla fine di Genovese potrebbero avere molto poco.

    Forse non entro in errore se affermo che quello che avrebbe dovuto essere a livello nazionale il partito all’interno del parlamento che rappresenta l’opposizione, oggi a Genova pur essendo stato al governo della città, si presenta con tutte le sue contraddizioni e le sue debolezze.

    Pragmaticamente tutti sappiamo che senza il PD Genova sarebbe consegnata per il prossimo mandato a un sindaco che di centro-sinistra non lo sarebbe proprio, pur tuttavia la regola di un voto a sinistra solo per impedire che vada al governo della città la destra o il centrodestra sarebbe avvilente demotivante e quasi sicuramente perdente alla luce delle problematiche che si sono aperte per la peculiarità del territorio e per la priorità che assume la messa in sicurezza del territorio stesso, a scapito evidentemente di interventi cementificatori o impermeabilizzanti che potrebbero risultare nocivi proprio per la sicurezza del territorio, oltre per l’impatto sociale.

    Credo che l’errore in cui il candidato Sindaco non dovrebbe cadere, è quello di un programma unitario, dove le varie componenti sacrificano qualcosa politicamente, generando inevitabili frustrazioni. L’elaborazione di un programma condiviso è l’unica strada per portare ai cittadini una proposta forte, e senza possibilità di ripensamenti o  recriminazioni.

    Condivisione e unitarietà sono due concetti molto diversi tra loro, e non è solo un problema di semantica.

    Il rimanere subalterni al PD, che ha esercitato sino alla fine di questo mandato il ruolo di leader non può più essere un metro di riferimento e soprattutto potrebbe addirittura trascinare anche l’eventuale novità in una sorta di vortice distruttivo.

    I tavoli che sono stati avviati devono diventare a mio parere non l’elencazione delle problematicità ma gli strumenti di risposta, attraverso quelle pratiche che oggi la normativa ci consente.

    E dalla società civile che oggi esce una elaborazione qualificata sui singoli problemi, e da questa società civile ritengo giusto dovrebbe uscire, attraverso quei tavoli, il programma per la rinascita della città. Una rinascita che intervenga soprattutto sulla qualità della vita con tutti i suoi connessi.

    Gli assalti alla diligenza non saranno consentiti e la trasparenza dovrà istituzionalizzarsi.

  • Tutto ciò onestamente non mi sembra molto ma, con la politica dei giorni nostri abbiamo purtroppo iniziato a riconsiderare le buone pratiche come strumento finalizzato al superamento dell’attuale crisi.
  • Loris

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One response to “Da Genova a Palermo per far fronte alle contraddizioni nate all’interno del PD”

  1. bruno morchio says :

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