La fine dei libri

Giuseppe Maria Crespi (1665-1747), Scaffale di libri (1725) Olio su tela, 165,5x78cm. e 165,5x75,5cm.. Bologna, Civico Museo Bibliografico Musicale.

Giuseppe Maria Crespi (1665-1747), Scaffale di libri (1725)
Olio su tela, 165,5x78cm. e 165,5×75,5cm..
Bologna, Civico Museo Bibliografico Musicale.

L’invasione prepotente di internet riaccende periodicamente il dibattito su ciò che rimarrà dei libri in formato cartaceo (gli altri del resto si chiamano e-book, non ci sarebbe da confondersi ma io ho voluto specificarlo lo stesso per un mio romantico attaccamento all’odore e rumore della carta stampata). Questa precisazione potrebbe indurvi subito a pensare che io sia fra quelle persone che guardano nostalgicamente la fine dei libri. In realtà non è così e per diversi fattori.

Innanzitutto bisogna che io specifichi, visto che i lettori di questo blog non mi conoscono, che passo molto più tempo a leggere e scrivere di qualsiasi altra mia attività e che non manco mai, ormai da molti decenni, di avere tra le mani un libro prima di addormentarmi. Considerando pure che il mio sogno, già da ragazzina, è sempre stato quello di realizzare una stanza biblioteca in casa tutta per me, dovrei essere considerata tra le candidate preferite che versano inesorabili lacrime d’addio all’amato libro.

Certo mi dispiace moltissimo, ma comprendo che esso non è altro che un attaccamento fisiologico.

Si tratta solo di lasciare il vecchio per il nuovo più che altro, e chi vuole restare attaccato al passato? Io no di sicuro proiettata come sono di natura verso le novità, verso il futuro.

L’editoria lamenta da molti anni l’abbandono della lettura dell’uomo occidentale. Sarà pur vero, non discuto. Più probabilmente, in questo abbandono, sono coinvolte le fasce più giovanili prima distratti dalla tv e oggi dal mondo internet. Ma non è solo questo. Avete presente la mole di impegni che deve sobbarcarsi un bambino fino all’età adolescenziale? Spesso la scuola è a tempo pieno, giusto per parcheggiarli da qualche parte, visto che entrambi i genitori lavorano, almeno fino adesso perché, con la disoccupazione in aumento, la situazione potrebbe cambiare molto velocemente. Le attività extrascolastiche poi occupano il resto della giornata. Una volta tornati a casa, stanchi morti, soprattutto i genitori, ci si regala una meritata serata davanti agli schermi, tv o pc, così almeno i bambini non rompono e possiamo tirare un respiro di sollievo. Aria malsana questa che respiriamo, aria che ci si ritorcerà contro se consideriamo l’aumento dei problemi comportamentali, mancanza di attenzione, aggressività e insonnia per citarne qualcuno, dei nostri giovani. Ma questo sarebbe un altro discorso, quindi torniamo ai nostri libri.

Punto uno: non abbiamo tempo per leggere libri. Ma effettivamente non leggiamo?

Mi sono chiesta: da quando possiedo un collegamento internet leggo meno? Effettivamente no, leggo molto di più e soprattutto leggo ciò che voglio perché navigando in rete accedo ai contenuti che più mi interessano.

Ma allora compro meno libri? Decisamente sì, e non solo perché uso di più internet ma perché i libri sono diventati troppo cari. Un romanzo in prima edizione costa una media di 18 euro, per poi scoprire di aver acquistato una vera cazzata, essendo la maggior parte delle opere pubblicate ai giorni d’oggi, a mio parere, spazzatura. La letteratura, così come ogni settore dell’arte contemporanea, soffre di mancanza di contenuti, di capacità e creatività, mantenendo un’espressività emozionale pari a quella di un paracarro. Ovviamente non tutto, ma la gran parte sì.

La gran parte sono solo prodotti commerciali. Pensiamo per esempio a Harry Potter, grande caso editoriale degli anni scorsi, dedicato al mondo giovanile. La storia di per sé è nata con gran originalità per poi finire tra le tenebre di un horror inutile, per essere gentili. Ma la scrittura, cioè il modo di scrivere della Rowling è pessimo. Se penso ai tanti ragazzi che si sono nutriti per anni, per tutto il periodo della loro crescita, di questa letteratura, posso comprendere lo stato sociale dei giovani di questo periodo.

Il primo libro, La Pietra Filosofale, lo lessi a mia figlia che allora aveva solo 5 anni. Arrivai fino alla fine ma da lì in poi mi rifiutai di continuare. Passammo ad altro, lasciando al Potter lo spazio di una seduta cinematografica, anche quella ben presto abbandonata.

Io da ragazza leggevo i classici ottocenteschi francesi, che erano quelli che preferivo, ma anche Moravia, Hesse, Kerouak e molti altri. Non dico che io e quelli che hanno fatto le mie stesse esperienze siamo persone migliori delle generazioni attuali. Di sicuro ci siamo formati su una letteratura migliore, che non racchiude tutte le qualità di un essere umano perché è da lì in poi che bisogna mettere a frutto il proprio sapere.

Punto due: i libri si deteriorano.

Ho voluto conservare gelosamente anche il romanzo più brutto che ho letto, perché buttare un libro mi è sempre sembrato un sacrilegio. Ma i libri più vecchi che possiedo e che festeggiano quasi 40 anni e oltre iniziano a sbiadirsi e puzzano di vecchio. Mi dà fastidio riprenderli in mano, non provo lo stesso piacere di un libro stampato di fresco. L’odore della carta diventa per me aromaterapia o è forse solo perché l’odore di vecchio fa a pugni con l’emotività giovanile che il libro stesso mi aveva donato.

Fino a qualche anno fa compravo anche libri classici che ancora non avevo letto per arricchire la mia libreria nella speranza di poterne far uso un domani. Per esempio l’ultimo acquisto fatto in tal senso è stato Il Conte di Montecristo di Dumas, in un bellissimo cofanetto degli Oscar Mondadori che però mi è costato euro 26,40 circa due anni fa. Non dico che siano soldi buttati, perché spesi nei libri di questo genere e ancor più nei saggi, non lo sono mai. Ma incomincio a chiedermi se sia necessario proseguire su questa strada.

Forzatamente, in questo ultimo anno, ho comprato meno libri. Compro solo quelli che so che leggerò di sicuro e ogni tanto mi permetto qualche saggio. Ma è solo per un discorso economico.

Fortunatamente però ho internet che, con una spesa di 10 euro al mese, mi permette di accedere a una quantità tale di informazioni e contenuti letterari anche di pregio, come certi antichi libri digitalizzati, che mi fa sentire meno la mancanza materiale dei libri stessi.

Con questo non mi piace l’idea di accettare in modo passivo il cambiamento in atto. E’ bene parlarne, scambiarsi opinioni e pensieri. Da quella che può sembrare una banale discussione tra libro cartaceo e multimedialità può dipendere tutto il futuro culturale, e quindi sociale, del nostro futuro.

Perché è dalla cultura che bisogna ripartire per formare una nuova coscienza collettiva.

Paola Mangano

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7 responses to “La fine dei libri”

  1. atsinistra says :

    Con questo pezzo @sinistra’s blog inizia un nuovo percorso, fatto di coautori/coautrici . Quale miglior esordio del nuovo percorso se non scrivendo di cultura e degli strumenti per produrre cultura?
    Sono pure io un amante del libro cartaceo e condivido appieno le considerazioni di Paola, e, in questo periodo di grossa crisi l’investimento in un libro “nuovo” per molti può fare la differenza. Ho imparato a fruire dell’usato e nello stesso tempo fare solidarietà acquistando nella bancarella o nella libreria della Comunità di San Benedetto (quella di Don Gallo).
    Un grazie a Paola di aver accettato di scrivere qua sopra
    Loris

    • Paola says :

      Intanto io ringrazio te per avermi invitato a scrivere di cultura in questo luogo nonostante io colta non lo sia affatto (e ci tengo a precisarlo per non alimentare chissà che aspettative). Ma questo può essere anche un bene. Un nuovo approccio che non è legato per forza a un certo intellettualismo di parte. E già qui mi vengono in mente altre argomentazioni di cui magari scriverò.
      L’usato e le bancarelle sono una realtà che a Varese, città in cui mi rammarico essere nata, esiste solo ai margini ma che la crisi potrebbe far rinascere. E questo è quello che io definisco il lato positivo della situazione economica attuale; è uno smacco al consumismo sfrenato, recupero di ciò che probabilmente avremmo buttato.

  2. Esther says :

    Buongiorno, Paola, ho letto con molto interesse il tuo articolo. Lo spauracchio della fine del cartaceo, rispetto all’ebook, è stato ventilato più volte ma, per fortuna, ciò ancora non si è verificato. Dico “per fortuna” poiché a differenza tua, io non amo leggere il formato elettronico. Sarà perché viene meno l’emozione di sfogliare un testo materialmente, perché non si sente l’odore della carta, il fruscio delle pagine, sarà perché sarà, ma l’editoria cartacea ha affiancato (volente o nolente) il nuovo formato. Per quanto concerne, poi, l’assunto del “non si legge, si legge poco”, è vero in parte. I costi dei libri sono diventati esosi. Spesso, poi, sono delle schifezze il cui unico pregio è il battage fatto per piazzare il determinato prodotto. Faccio un esempio: Cinquanta Sfumature. Ci hanno tartassato al punto che molta gente ha acquistato la trilogia. Ora, se sia piaciuto o meno, non lo so, perché con me la strategia di vendita non ha funzionato, dato che non ne ho preso nemmeno uno. Ma è assurdo arrivare a pagare un romanzo anche 21 o 26 euro. Per quanto possa essere bello o ben strutturato, l’editoria dovrebbe rendersi conto che chi ha voglia di leggere magari non sempre ha il portafogli stracolmo di soldi da sprecare. La Cultura dovrebbe essere fruibile per tutti, ma a prezzi più contenuti. Parliamo, adesso, della cosiddetta “Letteratura Straniera”. Tu hai citato la saga di Harry Potter. Ebbene, non ti nego che a me è piaciuta, ma il punto non è questo. Il punto è che, da troppo tempo a questa parte, si privilegia non già l’autore italiano, ma quello straniero, possibilmente da milioni di copie vendute. Se è vero che l’Editoria attuale è assimilabile alla mera imprenditoria e basta, è pur vero che ci sarebbero più autori di calibro, se solo gli Editori facessero un minimo di scouting mirato. In fondo, anche la Rowling, prima di diventare romanziera di fama, era una perfetta sconosciuta. Ma il problema resta quello di far quadrare il bilancio, quindi la soluzione è sempre la stessa: sì all’autore straniero da milioni di copie, no all’esordiente italiano, che è sinonimo di salto nel vuoto. Questo è un errore, oltre che un peccato, perché se è vero che noi italiani abbiamo, chi più, chi meno, la passione per la scrittura, è anche vero che fra una marea di manoscritti terribili, ogni tanto viene fuori anche qualcosa che merita attenzione. Saluti 🙂

    • Paola says :

      Buongiorno a te Esther,
      intanto devo dire che concordo su tutto e soprattutto sulla cara spazzatura che ci propinano gli editori sugli scaffali delle librerie. Per questo, come ho scritto, ultimamente compro solo quando vado sul sicuro e spesso sbaglio lo stesso.
      Ma su una cosa forse non sono stata compresa. Io non sono ancora passata al così detto ebook reader. Non lo possiedo nemmeno. Anch’io sono ancora legata al formato cartaceo specialmente quando mi corico che resta in assoluto il mio luogo preferito per la lettura in completo relax. Sarebbe un po’ come portarsi a letto un vibratore al posto di un uomo in carne e ossa, per fare un paragone di carattere sessuale. Detto questo, sono convinta che, se la tecnologia continuerà di questo passo, piano piano ci avvicineremo tutti ai nuovi mezzi che ci metteranno a disposizione. Se penso per esempio che solo qualche anno fa erano tantissimi che disprezzavano internet e adesso invece la gran parte di loro ha pure un profilo fb. Insomma non guardo in modo negativo la novità anche se sono convinta che il libro cartaceo sopravviverà ancora per molto, molto tempo e sicuramente io non farò in tempo a vederne la sua fine, grazie al cielo.
      Detto questo, io di lavoro mi occupo di restauro affreschi. Un’attività che mi permette di affiancare anche la mia passione per la ricerca storica. Spesso mi capita di cercare libri che esistono in unica copia in biblioteca. Libri di interesse così limitato che non pubblicheranno mai più. Se questi libri venissero digitalizzati, così come già si sta facendo per quelli d’importanza maggiore, e venissero messi a disposizione nelle biblioteche virtuali, il libro non andrebbe perduto ma continuerebbe a vivere per ancora molto tempo a disposizione in più di chiunque possieda un collegamento internet. E questa per me è un’opportunità magnifica. Sì…mi toccherà leggerlo in formato elettronico ma ne varrà la pena.
      Sofri, in un post di qualche giorno fa, dal quale io ho preso ispirazione per scrivere il mio parere a riguardo, scrive ” I libri spariscono dalla vendita e dall’attenzione – e dall’esistenza – dopo pochi mesi, o pochi anni al massimo (salvo rare eccezioni): ne escono a centinaia ogni mese, e se non vi passano sotto il radar subito, non esisteranno mai più……….Mentre grazie ai social network e ai link e a Google, cose pubblicate online anche dieci anni fa continuano a trovare nuove attenzioni e tornare a essere lette.”
      E io su questo punto sono d’accordo con lui. Mi capita spesso di leggere articoli o post anche molto vecchi durante le mie ricerche in rete.
      Insomma, prima o poi dovrò decidermi a donare una parte dei miei libri a qualche biblioteca locale, ma quelli che mi sono più a cuore e in particolari modo i saggi e i libri d’arte resteranno con me fino alla fine dei miei giorni.

      • Esther says :

        Pienamente d’accordo con te, Paola, specie sul portarsi a letto un libro che sia il succedaneo al sesso 😀 Scherzi a parte, mi ritrovo in tutto quello che dici e in quello che ha detto Sofri: oggi si pubblica troppo, si legge meno e si legge roba immonda. La fregatura è questa: il poco cervello usato dai lettori “modaioli”, che mi fanno incazzare come pochi (ma il nano di italiana memoria batte anche i modaioli decerebrati, eh 😀 ). Il lettore modaiolo lo picchierei volentieri, perché si ciba di letteratura trash, priva di contenuti e priva persino di un buon italiano, base fondamentale per il requisito di un libro. Sono quei lettori ignobili, che ingrossano le fila delle varie Mondadori, Feltrinelli eccetera, quando esce il nuovo titolo di Lisa Jane Smith, tanto per citare una pseudo scrittrice. Quando li sento ciarlare di vampiri, streghe, soggetti ipertricotici (maledetta saga di Twilight!!!), esco dalla grazia di Dio. Possibile, mi dico, che questi imbecilli non abbiano mai letto Letteratura di genere, scritta come Cristo comanda? Nella fattispecie cito: Polidori, Le Fanu, Stoker, padri fondatori di questo filone. Ma loro, se glielo chiedi, nemmeno sanno di chi diavolo parlo. E questo è demoralizzante. Per quanto concerne il tuo lavoro: meraviglioso! Semplicemente meraviglioso! Ovvio, allora, che anche tu soffra, come me, dello schifo che ci circonda, in senso letterario. Sulla faccenda “internet” è vero: ci sono spesso dei rimandi a link interessanti, che aiutano a ritrovare vecchi compagni letti in tempi passati e che nemmeno se preghi in ginocchio ripubblicano. Da questo punto di vista, allora dico: sì ad internet, ma NO alle migliaia di pseudo editori che pubblicano l’impubblicabile. E basta con i blog di sedicenti autori che scrivono “perchè” e “c’è n’è” definendosi persino scrittori. Infine: anche dei libri vecchi sono gelosa, col cavolo che regalerei la mia biblioteca personale ad altri 😀 Ma anche no!!! 😀

      • Paola says :

        ahahhaha……avrei detto altrettanto non molto tempo fa. E non certo ne faccio una questione di età ma bensì di interesse.
        Inutile in fondo accumulare tutti quei libri che non mi son piaciuti e che so che non prenderò in mano mai più. Vi è un altro fattore che interviene nel mio ragionamento e questo sì di età, ma della mia. A un certo punto ci si rende conto in modo tangibile che eterni non siamo e che è stupido volere per sé ciò che può invece servire ad altri. Con l’avanzare degli anni sento sempre più prepotente in me la necessità di distaccarmi da tutto ciò che è materiale. E beninteso, non sono credente e quindi non parlo di quel tipo di spiritualità. Perché la vera ricchezza è tutta dentro di noi. Basta solo volerla vedere. Grazie per questo piacevole incontro….

      • Esther says :

        Grazie a te per la bella chiacchierata 🙂

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