MEMORIA

“…..se non sono riuscita a commentare il tuo post dell’ANPI…non l’ho fatto, non perché insensibile ed estranea a quei tragici fatti ma perché io stessa coinvolta…mio padre che operava con una formazione partigiana è stato fucilato con altri suoi compagni dai nazisti il 17/12/44 a Pornassio (IM) e quindi solo un mese prima che la stessa sorte toccasse a quei poveri giovani nominati nel tuo post….anche il nome di mio padre lo puoi trovare inciso nella lapide sotto il ponte monumentale…si chiamava Fulvio, come il maggiore dei miei figli….”

le famose fucilazioni del panino e mela , tipiche della macabra fantasia di Spiotta e Basile mio padre fu prigioniero per una settimana a Chiavari dove Spiotta aveva il suo “ufficio” mi raccontò alcune cose che vide e soprattutto sentì, ma mi raccontò molto poco, voleva rimuovere,e lo capisco, anche se non dimenticare è troppo importante.”

Penso a mio padre e ai suoi compagni,lui che fu arrestato portato alla casa dello studente, poi a Marassi,portato via da Genova alla vigilia della liberazione, e riuscito a riportare la pelle a casa, non si sa come, come mi diceva lui…”

Nella Lapide c’è mio cugino 19 anni…”

Sono le nostre radici e non x questo non guardiamo al futuro anzi. Ma é dà li che veniamo. Tutti i sestresi hanno partecipato alla liberazione e noi siamo figli e nipoti di quei ragazzi

 rescont

Sono voluto partire dai commenti di un post che annunciava la commemorazione di vittime del nazifascismo. Sono ricordi che si incastrano uno dentro l’altro, ricordi acquisiti con modalità diverse, ricordi vissuti con coinvolgimenti e drammaticità diverse.

L’insieme di questi ricordi diventa memoria collettiva esattamente come la morale collettiva sta all’etica.

Il nostro essere soggetti all’interno di un contesto sociale, famiglia,scuola. ….paese ci impone il dovere di farci interpreti e strumento di questa memoria, in quanto in essa c’è l’espressione del contenuto su cui è stato fondato Lo Stato Italiano dopo le barbarie del nazifascismo.

Chi è senza memoria non ha futuro e credo che nonostante la realtà politica e morale che ci circonda, proprio perchè la memoria ci riporta a quell’esercito di persone normali ma in grado di sacrificare la propria vita per gli altri, il futuro possiamo essere ancora in grado di scriverlo noi.

Mi sono commosso leggendo in particolare uno di questi commenti, in cui una figlia da il nome del padre fucilato al proprio figlio, proprio per affermare quella continuità tra generazioni.

Il post è tratto da un libro: “la Resistenza Sestrese” di Clara Causa che è nata a Genova il 3 agosto 1945 ed è figlia del Partigiano Emanuele Causa ucciso a Portofino il 2 dicembre 1944.

Loris

La ferocia nazifascista rivelò, nell’ eccidio di Piazza Baracca, tutta la sua macabra fantasia.
“Il 16 Gennaio 1945, nelle primissime ore del mattino, Rinaldo Bozzano e Giuseppe Canepa vennero prelevati insieme a Sandro Maestri e Alfonso Ferrari di Savona, Commissario della Brigata Bonaria. Trasportati a Sestri, furono trucidati, dopo essere stati vilmente ingannati da una falsa liberazione:
*Canepa, invitato ad andarsene, venne raggiunto da una raffica di mitra nei pressi dell’ attuale negozio dei formaggi.
* Maestri tentò di allontanarsi, ma fu ucciso tra la Pasticceria Dagnino e l’edicola dei giornali.
*Bozzano venne ucciso tra i binari del tram, davanti all’ edicola dei giornali, ma prima, ebbe modo di gridare il proprio disprezzo agli esecutori, dicendo che preferiva morire, piuttosto che tradire i compagni. Evidentemente, ciò gli fu richiesto durante gli interrogatori.
*Ferrari venne ucciso nei pressi del negozio di fiori, accanto all’Oratorio.
Il comportamento stoico di Bozzano fu confermato dal Comandante delle brigate nere di Sampierdarena, Franchi, catturato dai partigiani durante l’Insurrezione.
Così quella mattina, una fredda mattina invernale, grigia, resa ancora più buia dall’oscuramento imposto dallo stato di guerra, i primi operai, passando per Via Garibaldi, odierna Via Sestri, arrivati in Piazza Baracca, trovarono la macabra sorpresa: quattro giovani corpi, stesi a terra, con accanto un panino ed una mela. ”
“Quest’ultimo particolare, sul quale non si ebbe mai alcuna spiegazione ufficiale, anche perché le autorità fasciste insistettero nella loro estraneità a queste morti, che pure risultavano persone risultanti in loro mani, può essere spiegato col fatto che, fornendo alle vittime un pasto, sia pure modesto, da consumare nel corso di un ipotetico viaggio, si rendeva più credibile l’ipotesi di un trasferimento, che avrebbe indotto alla calma le vittime stesse, almeno sino al luogo dell’ esecuzione.”
“Si tentò di far passare questi poveri giovani come dissidenti dal Movimento e quindi vittime dei loro stessi compagni di lotta, mentre, al contrario, erano stati prelevati dalle carceri, trasportati in autocellulare nei punti più disparati della periferia e del centro cittadino per esservi uccisi dai militi delle brigate nere, a ciò incaricati dalla Federazione del fascio genovese, così come – per ammissione di Vito Spiotta – era accaduto per i 21 di Portofino. Due crimini che per le loro spaventose analogie denunciavano la stessa satanica, documentabile, ispirazione. Essi ripetevano sostanzialmente la ferocia del massacro compiuto il 19 Maggio al Passo del Turchino, quando ben 59 cittadini, prelevati dalle carceri nazifasciste genovesi, caddero, ad uno ad uno, falciati dalla mitraglia, sotto gli occhi dei compagni ancora vivi, rotolando, morti o feriti, lungo il verde pendio in una sottostante fossa nella quale sarebbero stati schiacciati da un’enorme roccia o da poca impietosa terra.”
fonte “La Resistenza Sestrese”

Sestri

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One response to “MEMORIA”

  1. Domenico Canepa says :

    Sopratutto i giovani devono riflettere! Se siamo liberi lo dobbiamo al loro sacrificio

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