Novecento e Duemila: alla ricerca delle ragioni di un cambiamento così profondo

Anzitutto ringrazio la professoressa Urbinati e gli amici Gabriele Polo e Gianni Rinaldini per aver accettato di discutere su questo mio ultimo lavoro. Se avessi avuto la possibilità di partecipare a questa serata, avrei precisato questi punti su cui mi interessa il loro parere:

a. Il filo di un discorso che arriva fino alla fine del secolo, almeno nella generazione dei politici ancora tradizionali – per la parte non corrotta di essi – è quello che considera ancora, sulla base della cultura del dopoguerra, che l’ipotesi socialista o socialdemocratica, accanto a quella più radicale, o almeno quella delineata dalla rivoluzione francese, rimane valida come principio democratico. Essa comporta, come è noto, un’apertura verso una più compiuta democrazia sociale o addirittura socialista, che rimane come un’opzione riconosciuta almeno in Europa fin dopo la caduta del muro di Berlino.

b. L’attacco politico a queste ipotesi più evidente si svolge nel corso degli anni ’70 e poi ’80: prima con le vittorie di Thatcher e Reagan, poi con la caduta del muro di Berlino e la negazione dal punto di vista teorico della stessa possibilità di esistere di una società di “socialismo reale”.

>>leggi l’articolo completo>>Novecento e Duemila: alla ricerca delle ragioni di un cambiamento così profondo | Il Manifesto Bologna.

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