Quando le parole…lasciano spazio alle immagini, lasciano spazio all’Arte

E’ questo un omaggio all’amica “Mia”, ai suoi pennelli e alla musica che si diffondeva mentre creava sorprendenti trasparenze su fogli che si animavano con i colori della fantasia (Loris)
MARIA GILDA POGGI “MIA” (MIGNANEGO (GE) 1924 – VEREZZI 1999)

Verezzi: un antico piccolo paese ligure, memore addirittura di insediamenti preistorici sopra i quali, casa dopo casa, era sorto, alto sul colle i cui fianchi scendono e si aprono a golfo per l’ampio abbraccio del mare.

Poche case di pietra che, per la loro mediterranea architettura a volumetrie cubiche e per il legarsi tra di loro dei tetti a terrazzi che si rincorrono, tipicamente richiamano lontani probabili innesti o (comunque) tipologie arabo­ saracene. Case di pietra addossate, quasi attruppate, che gente fuggiasca, sbarcata qui a cercar riparo, aveva elevato a difesa contro pirateschi attacchi dal mare, poi riunite in quattro borgate, sparse e sospese nella gloria della luce marina.

Non soltanto, dunque, uno dei tanti gioiosi paesini dell’incantevole riviera Ligure; ma, anche, qualcosa di più: un’opera poetica che da secoli veglia dall’alto le case a mare e i giardini di palme, di oleandri e di buganvilee del paese di Borgio, che, più tardi, nei secoli, si è generato; e, quando si fa notte, lassù sul profilo della collina le sue piccole luci si accendono affettuose e protettive come un presepe.

Proprio qui, a Verezzi, in una delle sue borgate, la Mia, dal 1978, abita e dipinge. L’anagrafe parla di Maria Gilda Poggi, nata a Mignanego – provincia di Genova il 9 Maggio 1924. Ma vi sono sempre verità più profonde delle verità dell’anagrafe.

Cosi, in realtà, la Mia non ha anni. O, forse, ha solo gli anni della sua infanzia, di un’infanzia libera e fantasiosa, non mai spenta dentro di lei.

Ligure di nascita, dunque, ma con dirette ascendenze toscane, l’acutezza del suo segno (e di una sua intelligente attenzione critica e divertita del mondo) fa presto di lei una straordinaria matita che coglie a volo caratteri e personaggi e inventa situazioni e favole.

Per cui, dagli anni 50 al 1976 la troviamo. dopo breve passaggio per l’Accademia d’Arte di Genova, tutta impegnata tra grafica, strisce di sottile racconto umoristico, pubblicità e illustrazioni vivaci e spiritose di testi scolastici, mentre lavora per grandi editori come Mondadori. Le Moonier, Rizzoli, nonchè per altri editori stranieri.

Ma c’è tanto rumore nel mondo, c’e tanto rumore. tanto inganno e tante fame usurpate. Senza fama, in piccoli angoli sperduti della terra, avvolti solo dalle penombre delle proprie stanze, fasciati di solitudine e di silenzi gonfi di immagini e di segni, vivono a volte i poeti. Cosi è venuta la Mia a Verezzi. a cercare le proprie stagioni mature, la propria pittura la poesia.

Ed in questo modo, senza alcuna retorica, ma per interiori vie di osservazione e di quotidiana ricerca, guardando ogni giorno il mondo – quello esterno e quello interno – e il foglio bianco in attesa dei segni rivelatori, acquarello dopo acquarello, ecco che la Mia ha alimentato e fatto crescere una notevole e personale opera di pittura, solida e sognante un mondo di limpida e armoniosa poesia. Tanto che di lei oggi si può parlare dell’impareggiabile poetessa di Verezzi.

Ed era veramente difficile”dipingere” Verezzi: poiché é estremamente difficile e pericoloso far opera di poesia su di una natura che è gia poesia, Ma come la Mia sia riuscita in questo arduo compito è ora da dire ed è anche forse presto detto.

Anzitutto, va precisato che la Mia non ha fatto del paesaggismo a buon mercato; ha trafitto, con Io sguardo che penetra e trasfigura il reale,

I lunghi comignoli che si drizzano sui terrazzi come personaggi incappucciati o come sentInelle delle piccole case; vi ha mescolato i propri fantasmi trasvolanti tra nuvole e chiari di luna, gli alberi e le case, ha fatto lievemente ondeggiare paesi e i cieli insieme agli spiriti dei gatti che per ogni dove popolano,non solo le sue stanze, ma i suoi affetti e i suoi sogni; spiriti che a volte traspaiono, indolenti e lievi, tra le mura di pietra di una fantasmatica Verezzi, allungati e sognanti come” Des grands Sphinx allonges au fond des solitudes” (Baudelaire) e, a volte, si ergono in gigantesche trasparenze tra cortiletti e finestrelle e salgono, insieme all’ora che passa, alle lievi brezze e ai più segreti pensieri, fino a confondersi con le nuvole.

Mia Poggi è un artista che mentre ha occhi ben spalancati sul mondo, mantiene vivo il proprio sguardo interiore, e, con un terzo sguardo (o un terzo occhio. si potrebbe dire) fonde e rimescola secondo propri ordini e proprie sintassi. i mondi diurni e notturni, esterno e interno, cose e fantasmi, paesi e luci del mondo e interiori geografie, altrettanto luminose, per una realtà più ricca. sognata e narrata sopra la realtà di ogni giorno.

Dino Formaggio

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI MILANO

CATTEDRA DI ESTETICA

(fonte del testo il catalogo “RICORDI DI RICORDI – MIA POGGI”)

1977- LA MERCIAIA DEL PASSATO

1978 – INVERNO A VEREZZI

1978 – (SENZA TITOLO)

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3 responses to “Quando le parole…lasciano spazio alle immagini, lasciano spazio all’Arte”

  1. Paola says :

    è proprio vero che un artista, per essere tale, deve avere occhi ben spalancati sul mondo sempre mantenendo vivo e vigile il proprio sguardo interiore….il che vale anche per tutte le persone intelligenti.

    • Loris says :

      E’ lo sguardo interiore che consente di vedere e interpretare cose che ad altri non sono evidenti. Forse per questa ragione molti artisti con gli strumenti più congeniali creavano capolavori e umanamente erano relegati ad un ruolo di disadattati … a volte perenne. Lo sguardo quindi, ma accompagnato anche dalla sensibilità e dal trovare dei codici comunicativi adeguati.

      • Paola says :

        Gli artisti sono spesso dei borderline e trovano rifugio nella loro arte che si trasforma a volte in terapia a volte in ossessione. Vero è però che ci sono troppi artisti che farebbero meglio ad andare a fare altri mestieri, perché sempre di mestiere si tratta. Al giorno d’oggi abbiamo creato attorno agli artisti un’aurea mistica. Molti ci giocano e si creano un personaggio producendo poi poco o niente di interessante. Ma se ti sai vendere puoi produrre qualsiasi cosa e farla passare per arte. I veri artisti sono uomini come gli altri. Non c’è forse arte nel saper coltivare la terra per esempio? Tutti noi a nostro modo possiamo far arte. La sensibilità io credo sia una dote che abbiamo tutti più o meno. Chi si dimostra insensibile è perché ha avuto un passato talmente duro da averlo forgiato in tal senso.
        E’ un argomento interessante di cui volevo scrivere già da tempo. Ma ci sono talmente tante cose da dire…..

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