Genova-Blitz antidroga nelle scuole: prevenzione o repressione?

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Continuano i blitz antidroga delle unità cinofile nelle scuole genovesi. Repubblica ha pubblicato un mio articolo, nel blog d’autore “sulle orme di Don Gallo”, che ho piacere di riportare su questo sito per stimolare una riflessione sul ruolo che la scuola dovrebbe avere per contrastare realmente le situazioni di disagio che affrontano gli adolescenti.

L’uso di sostanze stupefacenti e l’aumento dei comportamenti a rischio all’interno delle scuole è un argomento che merita grande attenzione e che dovrebbe portare ad un maggiore investimento di risorse nella scuola pubblica oltre che ad un ripensamento del ruolo che questa dovrebbe ricoprire per far fronte a tali disagi, considerato che ad oggi gli insegnanti devono fronteggiare situazioni sempre più a rischio con classi numerosissime, un minor numero di insegnati di sostegno e di mediatori culturali, mentre i presidi ricoprono sempre meno il ruolo di leader educativo a causa della progressiva burocratizzazione della professione e del numero elevato di istituti che si trovano a dover gestire. Ma di fronte ai blitz antidroga nelle scuole superiori di questi giorni è importante che altri pensieri e visioni in città trovino spazio e voce per dire che non deve e non può essere questo il modo per fronteggiare il tema dell’uso e abuso di sostanze stupefacenti tra gli adolescenti.

Quello che più lascia basiti infatti di fronte all’ennesima iniziativa repressiva dei militari che hanno fatto irruzione nelle scuole della nostra città, è il tentativo di far passare questa modalità di approccio al tema delle dipendenze come “azione di tipo preventivo”. Chiariamoci quindi sul termine prevenzione: prevenzione vuol dire informare i ragazzi sui rischi e gli effetti dell’uso di sostanze, ancor prima dell’età sensibile, prevedere incontri con persone uscite da percorsi di disintossicazione, offrire un reale servizio di ascolto e supporto psicologico, strutturare dialogo con le famiglie incapaci di aiutare figli che mostrano segnali di disagio, fare corsi di formazione agli insegnanti sulle nuove sostanze diffuse e sul riconoscimento dei comportamenti sintomatici e sintomi somatici.

Se questo è per me l’unico tipo di prevenzione ad avere cittadinanza, a maggior ragione in un istituto di minorenni, cosa sono allora questi blitz antidroga? Altro non sono che una spettacolarizzazione dell’inutile guerra alla droga e ai drogati in atto da anni nel nostro paese, strascico della Fini-Giovanardi, una legge illegittima che in questi anni ha causato morti, i tanti Stefano Cucchi e Aldo Bianzino, il sovraffollamento delle carceri e ha rafforzato e favorito mafie e narcotraffico. Allora chiamiamoli con il loro nome: questi sono interventi punitivi e repressivi, “una vasta operazione antidroga “, come è stato spiegato dai militari; ma se si voleva aggredire la vendita di sostanze illegali, entrare nelle scuole e beccare al massimo una manciata di ragazzini con qualche grammo, che sono l’ultimo anello della catena, è un’operazione che non va ad intaccare in nessun modo problema, ovvero il narcotraffico e le mafie locali, su cui sì che bisognerebbe intervenire con così tanta solerzia.

Gli effetti di questa operazione saranno invece due: serviranno a ghettizzare ed etichettare ancora di più i ragazzi problematici, sottoposti ad una perquisizione e inquisizione pubblica davanti ai compagni e, paradossalmente, ad incrementare il fascino del proibito. In tanti crediamo che vada invertita rotta in materia di droghe, che vada restituito alle scuole un sistema pedagogico di informazione e prevenzione (da fresca ex liceale posso dire di aver assistito sporadicamente o non aver proprio assistito a tali attività), che vada investito nell’integrazione sociosanitaria e nei servizi sociali, tutti settori sacrificati sull’altare della spending review ma che portano ad un miglioramento della qualità della vita e ad un risparmio economico esponenziale. Oggi più che mai è importante affermare che certi approcci puntivi e inquisitori non devono varcare la soglia dei portoni scolastici, ma che invece l’educazione alla vita deve entrare con convinzione all’interno delle attività curriculari ed extracurriculari.

Marianna Pederzolli

fonte: – http://ttp//sulleormedidongallo-genova.blogautore.repubblica.it/2014/03/13/quei-blitz-nelle-scuole/

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2 responses to “Genova-Blitz antidroga nelle scuole: prevenzione o repressione?”

  1. Loris says :

    Le forze dell’ordine pare non si siano mosse autonomamente ma su precisa richiesta del dirigente scolastico. Nel caso dell’Odero ci sarebbe una dichiarazione pubblica del preside in questo senso. Questo non vuol dire che ci sono i buoni o i cattivi che chiamano la polizia, molto più semplicemente e sicuramente con un giudizio di gravità più grande, c’è l’incapacità da parte “dell’istituzione scuola” di rispondere a quello che è un suo mandato di educazione e formazione dei giovani.

  2. Paola says :

    Sono più che in accordo con voi che il metodo repressivo non è di alcuna validità. Mi pare più che dimostrato del resto. Tra l’altro è una grande ipocrisia perché il problema più grave è l’alcool tra i giovani. Tutti i giovani si ubriacano pesantemente ma pochi di loro si drogano anche. Poi ci sarebbe da fare un distinguo tra erba e eroina, cocaina e droghe chimiche. Insomma è veramente ridicolo continuare a insistere sul fatto che dallo spinello si passa alle droghe pesanti.
    Dalla mia esperienza personale, sia come ragazza degli anni settanta sia come madre, confermo ciò che ho sempre pensato: il problema è la famiglia di provenienza. Cosa si può fare quindi? di sicuro la repressione non serve altro che ad alimentare ancor di più il bisogno di evadere da questo mondo attraverso lo sballo, poi entrare in un giro di criminalità è un attimo.
    Informare? ma i ragazzi sanno già tutto sulle droghe molto più di quello che sappiamo noi, enormemente di più di quello che conoscono coloro che non si sono drogati mai e che hanno la pretesa di aiutarli. Informare e prevenire non serve a nulla.
    Se mai i giovani hanno bisogno di comprensione, di essere ascoltati….ascoltati capite? Ascoltati senza pregiudizi, senza preconcetti. Tutti questi ragazzi hanno bisogno fondamentalmente di amore, perché non ne hanno avuto mai. E l’amore è la cosa più difficile da dare e da avere.

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