La sinistra si lagna…..tanto per cambiare!!!!

E siamo alle solite. Gli uomini e le donne di sinistra, gli attivisti, movimentisti, social forum, intellettuali, girotondini e via dicendo…..invece di proporre idee, invece di comunicare con il popolo, con coloro che tutti i giorni devono fare i conti con la vita reale che sempre di più li emargina, li rende schiavi del capitalismo, del consumismo, ogni giorno sempre più impoveriti e abbruttiti da una società che ti esclude, cosa fa? Litigano tra di loro nei salotti e in rete, parlano a sigle, SEL, PD, PRC, PDCI, FDS, si intestardiscono su sterili polemiche, su nomi e bandiere, narcisisti intellettuali del cazzo “Questo non lo voto, voto scheda bianca, annullo il mio voto….” e via dicendo. E sempre tutto tra di loro, in quello che si sta trasformando in un ghetto, tra chi infine avrebbe gli stessi ideali, gli stessi fini. Si allontanano ogni giorno sempre di più dalla gente, dai loro problemi urgenti e reali. La gente che guarda sempre e solo la tv e che alle nostre serate non verrà mai; i nostri siti non li leggerà mai; le nostre sigle nemmeno sanno cosa significano (e neanche io a dir la verità e poco importa perché non significano nulla, rappresentano il vuoto della politica). Gran parte della gente però sarebbe pronta a seguire progetti seri, qualcosa in cui credere e per cui possa valer la pena di lottare, di cavalcare l’onda.

E noi di sinistra cosa facciamo? Niente….non sappiamo comunicare con loro. Troppo impegnati a litigare tra di noi? Anche, ma soprattutto abbiamo paura di sembrare populisti. A sì…certo gli intellettuali di sinistra non si possiamo abbassare a dire le cose come stanno, potrebbe sembrare persino un po’ volgare. E la nostra puzza sotto il naso aumenta in misura proporzionale alle nostre sconfitte.

Innanzitutto non sappiamo nemmeno noi cosa vogliamo, coinvolti a nostra insaputa nella dimensione spettrale che si è insinuata nei nostri schemi di pensiero amplificata dai concetti della destra politica della “fine dei tempi delle ideologie”. Sguazziamo in un’onda di risentimento e di pensiero negativo incapaci di riappropriarci di quei valori intellettuali comuni che non possono più esplicarsi attraverso i simboli; una falce e martello non rispecchia nemmeno lontanamente l’impellenza sociale odierna. Il comunismo in Europa ha significato la sconfitta del fascismo e del nazismo e questo rappresenta un significato morale che non va dimenticato ma ricollocato nel presente con le dovute differenze che l’attualità ci impone. Soprattutto le nuove generazioni sentono quest’appartenenza distante dalle loro impellenti urgenze, confusi dall’incapacità di individuare un reale nemico, anche se nel loro profondo sono coscienti che un nemico esista. E il nemico esiste eccome: dal dopo guerra in poi ha avuto l’acume e la capacità di camuffarsi e infiltrarsi ovunque. Il potere non agisce più solo a livello materiale ma trova espressioni in sistemi teorici e culturali. Uno fra tutti e forse anche il più importante è la retorica allarmistica che le estreme destre americane hanno adottato per generare paura e paralizzarci. Ma non dimentichiamoci dello strisciante e continuo lavorio all’interno delle forze di sinistra; il PD attuale ne è addirittura la forma più sfacciata e avrò modo di dimostrarvelo in uno studio che sto portando avanti.

Sono convinta che in questo momento siamo in un periodo di grande transizione. Nello specifico si tratta di decidere se essere protagonisti o tirarsene fuori. Necessario è trovare urgentemente un’interconnessione tra il sé e gli altri che a parer mio esiste in modo evidente ma che ci danniamo di voler negare. Siamo stanchi, è vero, soggiogati da una complessità di contraddizioni che non sono solo frutto dei nostri tempi ma, e soprattutto, di un divenire incerto. Vorrei poter avere delle efficaci ricette che l’urgenza dei tempi richiederebbero. Mi piacerebbe poter dire alla sinistra, a quelli che ancora si sentono comunisti, “restiamo uniti”, ma so già che è tutto fiato sprecato.

La vera sfida sta nell’afferrare le opportunità che ci vengono offerte, fate un po’ voi!

E scusate per lo sfogo……molto trattenuto per la verità. Avrei voluto andarci giù pesante, ma son diventata buona.

Paola Mangano

iguanajo-city

 

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2 responses to “La sinistra si lagna…..tanto per cambiare!!!!”

  1. Loris says :

    Cara Paola, sinteticamente mi verrebbe da scrivere che sommare diverse realtà dello zero virgola, non porta a un grande partito di massa.
    Cercando di approfondire ritengo che la sinistra è entrata in crisi proprio con la crisi dei grandi partiti di massa. La messa in liquidazione coatta il PCI purtroppo ha portato ad una esplosione centrifuga di realtà per lo più autoreferenziali incapaci ad esprimere il progetto di una società in tutti i suoi aspetti, pur avendo sostanzialmente le intelligenze per poterlo esprimere.
    Entro nel merito delle “lagnanze”: perdendo le caratteristiche dei partiti di massa, fatta di militanti, simpatizzanti ed elettori , si sono trasformati in rappresentanti di gruppi di opinione più o meno strutturati.
    Negli ultimi 6 anni sono stati tre i passaggi in cui la “sinistra” variegata ha dovuto confrontarsi con una sconfitta, e in tutti e tre i casi l’esito era scritto ancor prima di iniziare l’avventura in quanto i così detti progetti erano senza troppi sotterfugi elettorali. Cioè non partivano da una elaborazione condivisa, di lungo respiro di un progetto sociale e di un percorso politico su cui misurarsi.
    In poche parole alleanze, raggruppamenti elettorali apparentamenti venivano fatti a prescindere dai contenuti. Per queste ragioni la “sinistra” è stata punita dal suo stesso blocco sociale di riferimento.
    Quello che sta succedendo attorno alla lista di appoggio a Tsipras purtroppo è un deja-vu, dove è preponderante lo spazio di visibilità tra chi partecipa che non l’effettiva volontà di contributo alla lista della sinistra europea..
    Regna talmente tanta confusione che la Spinelli (una dei garanti candidata) dichiara questa apertura nei confronti del M5S e quindi dei padroni del movimento Grillo e Casaleggio.
    La sinistra, quella che parafrasando Pertini ha la schiena dritta e la testa alta, non ha niente a che spartire con quel movimento e con i suoi padroni perchè intrinseco è il concetto dello Stato, dei valori della Costituzione e delle istituzioni.
    Ho firmato per la presentazione della lista di appoggio a Tsipras, non firmerei mai per chi vuole aprire come le scatolette di tonno le nostre istituzioni e non avrei firmato per chi ha intenzione di legittimarli a priori, come ha fatto la Spinelli.
    Sarei stato propenso a passare il turno con una lista tecnica come fu la proposta Rossanda alle europee scorse, e nel frattempo ricostruire mattone dopo mattone la cultura della sinistra fatta di lavoro diritti e ambiente.
    Visti i presupposti non rinuncerò al mio diritto-dovere al voto ma sicuramente non premierò chi disconoscendo proprio i valori della sinistra cercherà alleanze con i destrutturatori del nostro sistema democratico, che sicuramente ha la necessità di essere manutenzionato, ma i suoi fondamenti tracciati sulla Costituzione sono assolutamente sani e da attuare.

    • Paola says :

      Non posso che essere in accordo in tutto con te, però dobbiamo renderci conto che il mondo è cambiato e sta cambiando radicalmente ancora. Per questo dobbiamo esserci, essere all’interno per salvaguardare quelli che giustamente chiami i fondamenti della Costituzione. Guardiamoci attorno ….una gran parte dell’elettorato non va a votare e molti di loro sono in linea con i principi delle sinistre, ma con questa sinistra non vogliono più avere a che fare; molti altri sono passati a Grillo e anche loro sono del popolo della sinistra in maniera esponenziale rispetto agli altri (ho visto nella mia vita tanti ex fascisti passare alla sinistra ma ho visti molti più comunisti diventare fascisti; e allora di chi dobbiamo fidarci?). Poi c’è tutta la sinistra storica che si chiude il naso e vota il PD o si aggrappa a qualche formazione di nuova nascita destinata a morire subito dopo. Fondamentalmente siamo tutte persone che la pensiamo allo stesso modo ma siamo tutti dispersi. Forse non potremo creare un grande partito di massa ma una bella formazione sì. E allora dove sta il problema? Perché non si riesce ad aggregare queste persone? A parer mio il vecchio sistema della politica non funziona più, ancor di più il vecchio sistema della politica della sinistra. Ha un sapore di vecchio non più inserito nel contesto moderno. Abbiamo alle spalle tre generazioni disilluse e noi non siamo più un punto di riferimento. A meno che non ci si voglia rinnovare, ma mi sembra come se non avessimo più niente da dire, non più inserito nel contesto attuale. Così restiamo lì aggrappati al nostro glorioso passato di lotte e rivendicazioni. E intanto le destre acquistano terreno.
      Credo sia fondamentale che il cambiamento debba iniziare da noi in prima persona.
      Restare troppo impettiti non serve più a niente e questo non vuol significa perdere la propria dignità ma solo abbassarsi a comprendere le nuove esigenze. Tu parli di partiti, di alleanze, di visibilità insomma di tutto quel mondo che è la politica fine a se stessa. Io invece ti parlo di rinnovamento culturale che è l’unica strada possibile da seguire ora.
      Non mi piacciono le citazioni ma questa di George Eliot mi sembra appropriata in questo contesto:
      “….se vedessimo e sentissimo in modo intenso tutta la normale vita umana, sarebbe come udire l’erba crescere e il pulsare del cuore dello scoiattolo, e moriremmo per il frastuono che è al di là del silenzio. Così come stanno le cose, i più svegli di noi si muovono ben imbottiti di stupidità.”

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