25 aprile – Ne è valsa la pena? Ecco cosa risponde un Partigiano.

 
Nell’aprile 2005, in occasione del sessantesimo anniversario della Liberazione usciva il libro di Clara Causa “Il prezzo della Libertà” Storia della lotta Partigiana a Sestri Ponente.
E’ la Sestri dei Cantieri Navali, dell’Ansaldo, della San Giorgio. E’ la Sestri che difese la sua Camera del lavoro dagli assalti dei fascisti nei primi anni venti. E’ la Sestri Ponente della difesa odierna dei suoi cantieri navali e di una identità industriale radicalmente mutata nel tempo.
L’autrice, a conclusione della narrazione di quei mesi di guerra pone un quesito, che, considerando il percorso politico del nostro paese in questi sette anni , resta di una attualità impressionante, sia nel quesito sia nella risposta di un protagonista di quella lotta partigiana.
Loris


A distanza di sessant’ anni, oggi ci si pone la domanda: “Ne è valsa la pena?”. “Sofferenze, sacrifici, migliaia di caduti, perché? Se tornassero in vita quei poveri ragazzi, lo rifarebbero?”, si chiede il partigiano Augusto Pantaleoni e la sua risposta è sicura e determinata: 
lo sono certo, e sento che potrei urlarlo, che tutto quanto è stato fatto durante la Resistenza, compresi gli errori, non solo è stato giusto, ma era necessario fare. Era nei fatti, era nell’aria, era nella volontà, era nella coscienza dei protagonisti. Era ciò che la Nazione e la popolazione, in quel momento, volevano ed era necessario fare. 
Qualcuno lo chiama “l’esercito partigiano”. Per me è un errore. Esercito è ciò che lo Stato crea in sua difesa, si costituisce con la “cartolina precetto”, mentre noi, senza divisa, eravamo il Corpo Volontari della Libertà. Nessuno aveva ricevuto la “cartolina”, ma tutti si erano presentati volontari. Gli stessi combattenti in divisa, che si batterono al fianco degli alleati, erano volontari, ma si chiamavano CIL (Corpo Italiano di Liberazione) ed ebbero, anche loro, migliaia di caduti. 
Morirono a migliaia, in quei venti mesi di dura lotta, ma ne è valsa la pena? Quale Italia avremmo oggi, se avesse vinto l’esercito tedesco con i suoi alleati fascisti? E i campi di sterminio? E gli eccidi di Marzabotto’, di Boves’, di Sant’ Anna ài Stazzema? Quante località in tutta Europa sono costrette a celebrare i Martiri del Turchino, di Cravasco, di Portofino, della Benedicta? 
Noi con i capelli bianchi, ci ricordiamo di quale democrazia e libertà avevamo negli anni precedenti la guerra, con i fascisti al potere. E ciò spiega il perché, imbracciato il fucile per rispondere all’aggressione tedesca (9 settembre 1943), lo rivolgemmo anche contro coloro, che si ersero a difensori dei tedeschi, per il ritorno a quelle libertà inesistenti nel passato. 
Abbiamo combattuto invano? Sono caduti invano i partigiani e i soldati volontari? 
No. Il loro sacrificio, le loro sofferenze e quelle create ai loro familiari, furono compensate e riconosciute con l’entrata in vigore della Carta Costituzionale (ID gennaio 1948). 
Oggi, c’è chi pensa di cancellare la Costituzione, pezzo per pezzo, per farla passare più facilmente, o gruppi di articoli, per rendere il cambiamento più dolce.
Ma la Costituzione esprime soltanto quello che voleva il popolo italiano, nella grandissima maggioranza dei suoi cittadini, espressa, voluta e combattuta dai suoi volontari.
I partigiani non erano tutti comunisti. Costoro, erano forse la maggioranza, ma vi erano anche gli azionisti, i socialisti, i cattolici, i repubblicani, i liberali. Vi erano le donne, i contadini,lavoratori, gli intellettuali. Vi era il popolo italiano. 
Dopo sessant’anni ormai, di quelli non ce ne sono più. E’ passato il tempo, si può cambiare. E’ troppo comodo. Non è così. Perché ci sono i veri protagonisti: i Caduti . 
Quelli non si possono cambiare. Sono caduti per questa Costituzione. Buranello o Bisagno, il comunista o il cattolico, non volevano solo l’art. 11 contro la guerra, non volevano solo l’art. 3 per il lavoro.
NO. Volevano la Costituzione. Ecco perché ne è valsa la pena’combattere, soffrire e anche morite. Volevano un’Italia diversa, più giusta, dove la solidarietà, la fraternità fossero l’anima dei cittadini. Volevano la libertà, senza la quale non vi è giustizia. 
Infangare la Resistenza è infangare la Costituzione. Toccare la Costituzione è toccare la Resistenza. Adeguare, aggiornare, si, ma non stravolgere ciò che con tanto sangue venne conquistato per il nostro Paese. I Caduti di ogni colore o partito, senza colore o partito, sono i testimoni più vivi, saranno i giudici più fermi nella condanna agli usurpatori. 
Noi ci auguriamo che in questo Sessantesimo Anniversario della Lotta di Liberazione, ancora una volta, la popolazione si esprima, e confermi, come allora, la volontà di libertà, cosi caldamente esaltata in ogni parola dal nostro Presidente della Repubblica Carlo Azeglio Ciampi.”


fonte : IL PREZZO DELLA LIBERTA’ (storia della lotta partigiana a Sestri Ponente) di Clara Causa edito da “ANPI Associazione Nazionale Partigiani D’Italia – sezione di Sestri Ponente”




ps. Nel luglio 2012 “Cina” ci lasciava e di lui c’è questa ulteriore testimonianza su “La Resistenza Sestrese”
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