Genialità e mercificazione dell’arte

Attitudine e situazione. Può un’opera d’arte esimersi da questa fortuita congiunzione?

Le doti naturali di un individuo non sono l’unica prerogativa dell’artista. Esse devono anche trovarsi in una posizione favorevole, che può assumere connotati sia di carattere sociale che territoriale, inteso proprio come posizione geografica all’interno del pianeta Terra.
Al giorno d’oggi per esempio non è più sufficiente avere capacità artistiche pari a quelle dei grandi maestri del rinascimento. Anzi è assai probabile che un artista dall’eccelsa mano sia completamente ignorato per prediligere e individuare genialità in una tela macchiata di colore, un’istallazione o un mero oggetto d’uso comune. Quindi la genialità è altamente influenzata dal periodo storico in cui essa si manifesta. Deve interpretare il presente e sorpassarlo con i mezzi che esso gli offre. Sarebbe stato impossibile per un uomo del medioevo costruire una navicella spaziale ma allo stesso tempo quell’uomo non avrebbe saputo cosa farsene di un tale strumento. Pertanto, immaginando in assurdo la possibilità che un nostro antenato medioevale potesse arrivare a tanto, sarebbe stato dai suoi contemporanei deriso o considerato pazzo, tutto tranne che geniale. Ecco perché poi spesso la pazzia viene associata alla genialità. In realtà a tutti quelli che circondano il genio mancano gli strumenti adatti per comprenderlo. Accade infatti molto di frequente che un personaggio venga considerato geniale anche molti anni dopo la sua morte e cioè quando si è raggiunta la capacità di capirlo.
Per raggiungere vette di genialità comunque ci dobbiamo trovare in una condizione estranea al nostro libero arbitrio, un’esperienza quindi che ci troviamo a fare senza volerlo; può avvenire attraverso un percorso di studio e di ricerca, oppure no.
Ma il vero genio si rende conto di ciò che gli sta succedendo? Il vero genio non riesce ad essere cosciente di aver superato un limite; per lui è qualcosa di normale, un colpo di fulmine forse ma sempre contestualizzato alla propria esperienza, al proprio pensiero o alla propria attitudine o tutto questo insieme.
Probabilmente non siamo venuti a conoscenza di tutti i geni che hanno attraversato la nostra storia, e oltre ai geni includerei personalità artistiche di spicco, confinati nell’anonimato, dimenticati o più semplicemente ignorati.
Al di là di questo ovvio assunto vi è però tutta una serie di genialità osannata e mistificata allo scopo di persuaderci a leggere la realtà in modo arbitrario. Uno degli esempi più conosciuti è il caso della teoria tolemaica contro quella copernicana, quest’ultima non tollerata dalla chiesa perché in contrasto con le sacre scritture. Se questo era vero in passato ancor di più lo è al giorno d’oggi.
Restringiamo il campo alle arti figurative. Non ci è dato escludere l’esistenza di genialità incomprese che forse un domani sapremo riconoscere.
Il mondo dell’arte – inteso come l’insieme di artisti, teorici, critici e curatori, regole istituzionali, riviste e pubblicazioni, spazi di produzione culturale (i musei) – non può essere valutato senza riflettere anche sulle logiche del capitalismo avanzato. Il potere totalizzante del sistema economico-politico-ideologico del giorno d’oggi mercifica ogni espressione d’arte; tanto più bravo è un artista quanto più riesce a vendersi a caro prezzo.

“L’arte degli affari sta un gradino al di sopra dell’Arte. Ho iniziato da artista commerciale e voglio finire da artista degli affari. Dopo aver fatto quella cosa che si chiama “arte” o con qualunque altro nome la si voglia indicare, mi diedi all’arte degli affari. Dicevano: i soldi sono un male – lavorare è male. E invece fare soldi è arte, e gli affari ben fatti sono la migliore espressione d’arte. […] Era sufficiente per me il fatto che l’arte fosse stata incanalata nel commercio, fuori dal chiuso di certi ambienti, dentro il mondo della realtà.” (Andy Warhol)

Oggi il mecenate dell’arte è il mercato, cioè il denaro. La finanza decreta l’artista e il valore del suo manufatto che vengono scambiati, come qualsiasi altro strumento finanziario, nelle piazze d’affari internazionali.

“Le opere d’arte, che rappresentano il punto più alto della produzione spirituale, incontreranno il favore della società borghese soltanto se saranno considerate capaci di generare direttamente ricchezza materiale.” Karl Marx

Il vero genio oggi è colui che sa o ha le possibilità di vendersi meglio sul mercato. Un enunciato duro da digerire soprattutto per l’artista puro, cioè colui che fa arte per naturale inclinazione e che del mercato, del denaro e della finanza ha una visione così astratta da far sembrare un Mondrian un vero iper-realista.
Vero è che questo è il riflesso di tutta la nostra società. La mercificazione investe ogni settore della nostra vita. E non è un fatto recente; parte già nell’ottocento ma in questo nostro periodo storico rasenta punte di autentica follia. Le avanguardie artistiche del novecento con i loro atteggiamenti di sfida e di provocazione, con lo sberleffo e la polemica vollero contestare il pubblico, la mercificazione della propria arte, prendendolo di mira perché ancora legato al gusto della tradizione e dunque “arretrato”, espressione della borghesia gretta e affarista del periodo. Ovviamente non sfugge agli autori di avanguardia più consapevoli il carattere ambiguo e impotente della propria rivolta: poiché anch’essi producono opere d’arte, queste saranno fatalmente destinate a essere vendute e neutralizzate dal mercato e dal museo. Pensiamo alla famosa “Merda d’artista” di Piero Manzoni; il mercato dell’arte contemporanea è stato pronto ad accettare letteralmente degli escrementi, purché in edizione numerata e garantita nella sua autenticità.

Il corso dell’arte oggi mi preoccupa molto; la sua mercificazione sta diventando sempre più espressione di potere e gerarchia sociale all’interno di meccanismi di controllo dei cervelli e dei corpi degli essere umani. L’estetica si pone oggi come nuova frontiera di manipolazione della comunicazione e della vita e se gli artisti non sapranno sciogliersi da questi meccanismi sarà la fine non solo dell’arte ma della dignità di ogni essere umano.

Paola Mangano

Mauro Nicora - Ultima cena - Anno 2013 - Acrilico su tavola cm. 120x90

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