LA VERGOGNOSA LEZIONE DI SCHETTINO E I VERI EROI CHE SANNO STARE A GALLA

di Alessandra Ballerini

migrantiPERCHÉ non l’hanno chiesto al dott. Jammo, il medico siriano che ha visto il mare inghiottire due dei suoi figli nel naufragio del 11 ottobre scorso in cui hanno perso la vita 268 persone in fuga dalla guerra, come ha saputo controllarsi nelle ore passate sul natante che imbarcava acqua a richiedere, con continue telefonate satellitari, disperatamente ma invano soccorsi arrivati solo sei ore più tardi?

Oppure avrebbero potuto consultare Sameh e gli altri prigionieri rinchiusi nei Cie (centri identificazione ed espulsione) che sfidando, oltre al naturale spirito di autoconservazione, orrore e paura, hanno impugnato ago e filo e si sono trapassati le labbra fino a cucirsele. Estremo atto di disperata protesta dei reclusi che implica la rinuncia alla parola e alla nutrizione e quindi alla vita.

O, ancora, si poteva interrogare uno a caso degli oltre 6000 minori stranieri non accompagnati, ovvero piccoli completamente soli, arrivati sulle nostre coste vivi, ma non illesi, in questi primi otto mesi dell’anno. E chiedergli cosa si prova a essere rinchiusi sottoterra dalle bande criminali libiche, torturati e violentati nell’attesa che qualcuno paghi il «riscatto», caricati in centinaia su una barca marcia, incastrati gli uni negli altri fino a quando si spezzano le ossa, senza mangiare, né bere, né dormire per giorni e notti, guardando impotenti morire compagni di sventura e combattere con onde, scafisti, buio e sete.

O, senza andare lontani, si poteva domandare ad una delle tante donne che si rivolgono ai nostri centri antiviolenza, di spiegare pubblicamente come riescono a gestire terrore, delusione e rabbia quando il padre dei loro figli le afferra alla gola, le percuote con calci il ventre, taglia pelle e capelli con coltelli da cucina, pesta occhi e labbra con furia incontenibile, pretendendo di essere chiamato padrone.

O magari, per non turbare la sensibilità dei più impressionabili, si poteva semplicemente intervistare uno qualsiasi tra le decine di migliaia di licenziati, esodati, cassintegrati, precari a tempo indeterminato. Loro hanno imparato a loro spese come gestire l’ansia di non riuscire a farcela. Di non stare più a galla, se non su zattere precarie offerte dalla Caritas e da altri volontari.

Riescono, molti ma non tutti, a non impazzire di paura, a controllare il panico da fallimento, a non annegare definitivamente sotto il peso di cartelle esattoriali, debiti non onorati e promesse offerte in tempi migliori agli affetti più cari e oggi impossibili da mantenere, solo conservando incredibilmente intatto lo spirito di sopravvivenza e riscoprendo a beneficio di sé e dei propri congiunti una straordinaria quanto eroica resilienza.

O forse, per farla ancora più semplice, si poteva chiedere a una delle nostre divise ancora «sana» o anche a medici, infermieri, assistenti sociali, giudici o insegnanti e persino ad avvocati, come riescono a tenere in equilibrio il brivido di onnipotenza che deriva naturalmente dall’avere un’esistenza ed il potere di salvarla o anche solo modificarla tra le mani e la paura di non esserne all’altezza, o l’ansia, il dubbio e la rabbia di non avere strumenti o possibilità per compiere il salvataggio o anche solo offrire il supporto necessario e doveroso.

Ecco, leggo, come tutti, la notizia della lezione universitaria tenuta alla Sapienza da Schettino (indagato per la morte di 32 passeggeri della Costa Concordia) sul tema della «gestione del panico » e, dopo la doverosa dose di indignazione, mi domando: ma non potevano chiedere a uno qualsiasi di questi eroi del quotidiano di spiegare agli studenti romani cosa vuol dire stare a galla, nonostante tutto? Se quella vergognosa lezione fosse una scena di un remake del film «L’aereo più pazzo del mondo », apparirebbe di certo alla fine della schettiniana spiegazione, la liberatoria scritta»ok panico ».

Fonte Repubblica.it

Potevano chiedere ai migranti come si riesce a non morire Licenziati ed esodati potrebbero spiegare la gestione dell’ansia

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