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Dopo l’11 febbraio a Sturla contro le destre neonaziste alcune riflessioni.

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Grazie all’ANPI, al suo appello e grazie a partiti, associazioni , movimenti e semplici cittadini che lo hanno raccolto, Roberto Fiore e i suoi camerati europei se hanno voluto parlarsi lo hanno potuto fare in un appartamento privato e protetti oltre il ragionevole da ingenti forze di polizia. Plauso anche al senso di responsabilità dell’ANPI che si è sottratta ai tentative di forzatura, a volte di provocazione e non escludo anche di tentativi di infiltrazione. Nonostante chi ha operato per una soluzione diversa, scontri e cariche non sono diventati la notizia e non hanno condizionato e tolto visibilità al vero protagonista: L’antifascismo Genovese e la sua capacità di risposta democratica.
Fatto salvo quanto detto sopra però alcune questioni ritengo doveroso porle: necessitava un Ministro degli interni del PD per consentire alla destra xenofoba, negazionista e razzista di venire sfidando, a Genova? Se quelle migliaia di persone sfilavano invocando l’applicazione della legge Scelba e la più recente Mancino, cos’ha tutelato il ministro non impedendo un evento sia pubblico che in privato in osservanza delle suddette leggi? Alcune Questure di frontiera come a Ventimiglia allontanano attiviste no borders che danno consulenza legale ai migranti definendole “pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Quanto pericolosi sono per l’ordine e la sicurezza pubblica loschi figuri che sono antitetici ai valori fondanti della nostra Costituzione o negazionisti nei confronti dei crimini commessi dai nazisti nel secondo conflitto mondiale.
E’ talmente debole e irriverente nei confronti della città Medaglia d’oro al valor militare della Resistenza la posizione del Ministro, del Governo e conseguentemente gli organismi territoriali rappresentanti il governo che quello che doveva essere un evento “privato” grazie alla nostra “televisione di Stato” che si è prodigata nei servizi in casa dei fascisti facendo diventare a tutti gli effetti l’evento pubblico. Un emblematico esempio di tv spazzatura!
*nb. Grazie Sindaco Doria, grazie perchè ormai fuori dagli equilibri elettorali ha ritenuto che il suo posto fosse in mezzo alle persone che sabato manifestavano contro il ritorno di una cultura e pratiche nazi-fasciste nella nostra città.
Loris Viari
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Camilla Ravera racconta – 8 marzo – Giornata Internazionale della Donna – Perché non è una festa

La tradizione popolare racconta che l’8 marzo 1908 Mr. Johnson , proprietario dell’industria “Cotton” chiude a chiave all’interno della sua azienda le lavoratrici impegnate in una rivendicazione sindacale e che un incendio farà perire, arse vive, 129 lavoratrici. Ricerche negli archivi di quel tempo non avvalorano questa storia. Alcuni anni dopo, il 25 marzo 1911, alla Triangle Shirtwaist Company, situata nel cuore di Manhattan, che produce abbigliamento, un incendio causa la morte di 146 operai della Triangle, in gran parte giovani donne immigrate di origini italiane ed ebree, prevalentemente di età compresa fra i 13 e i 22 anni. In diversi paesi, ci furono in quegli anni iniziative che cercavano di mettere al centro la questione femminile ma in date diverse dall’8 marzo a secondo dei paesi e dai gruppi organizzati femminili. L’8 marzo 1917 a San Pietroburgo una grande manifestazione di donne chiedeva con forza la fine della guerra. Quella manifestazione e successive determineranno il crollo del regime zarista. Per questo motivo, il 14 giugno 1921, la Seconda conferenza internazionale delle donne comuniste, tenuta a Mosca, su proposta di Rosa Luxemburg fissò all’8 marzo la «Giornata internazionale dell’operaia», trasformata in:“La Giornata Internazionale della Donna.”

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(Tratto da “Camilla Ravera racconta la sua vita” di Rita Palombo – Rusconi editore)
…Nel 1898 andammo a Valenza. Papà veniva continuamente trasferito, specie dove era necessario istituire nuovi uffici del Ministero delle Finanze. In quegli anni lo Stato neonato si estendeva per dare vita alle strutture periferiche (….……..) Così come ad Acqui, a Valenza assistetti ad un fatto che mi rimase scolpito nella memoria. Per molto tempo appartenne ai ricordi della mia infanzia. Ma dopo, quando la mia scelta politica fu compiuta, ciò che successe quel giorno divenne un riferimento storico della mia battaglia per 1’emancipazione e la liberazione della donna.
Non ricordo più quanti anni avessi, forse frequentavo la seconda elementare, quindi sette o otto.
Mi piaceva andare a scuola, perché ero contenta di stare con gli altri bambini.
La mamma mi accompagnava ogni mattina e spesso si spazientiva perché mi fermavo ad osservare qualsiasi cosa colpisse l’attenzione. Eravamo arrivati da poche settimane in quella cittadina e avevo ancora molte cose da scoprire.
Mentre chiacchieravo con la mamma, sentii all’improvviso delle voci alterate, arrabbiate e subito dopo, da un angolo, vidi comparire tantIssime donne che avanzavano verso di noi. Ebbi paura. Strinsi la mano di mia madre e lei mi obbligò a fermarmi.
Era un corteo di lavoratrici. Prima ancora che chiedessi chi fossero e perché urlassero in quel modo la mamma, accortasi dello spavento che provavo, mi disse che erano le pulitrici dell’oro che protestavano, guidate da un uomo, un socialista che si chiamava Filippo Turati, perché con la loro paga, guadagnata lavorando dodici ore al giorno, non riuscivano a comprarsi nemmeno il pane. Mi invitò poi ad osservare le loro mani. Io le guardai: erano completamente rose dall’ acido che serviva a pulire l’oro. Erano scalze, malvestite e smunte.Chiesi dove andassero e perché quell’uomo le guidasse.
Lei rispose che forse erano dirette alla Lega delle lavoratrici e che Turati, anche se non era povero, era alla testa del corteo perché era un socialista. E per questo era ammirevole.
Poco dopo scomparvero in una via e mia madre mi spiegò che non bisognava aver paura dei lavoratori che probabilmente avrei visto altre volte camminare urlando per strada.
In quel modo la mamma mi insegnò ad amare i deboli e innanzi tutto a rispettarli. Allora mi chiesi: “Chi ha soldi non potrebbe darli a chi non li ha?”. Questa domanda mi frullò nella testa per giorni e giorni. Anch’io, pensavo, potevo far qualcosa per coloro che soffrivano. 
Inutile sottolineare l’importanza che quelle lavoratrici ebbero nella formazione politica di Camilla, che si tranquillizzò sulla sorte di quelle donne solo quando la mamma le disse:
«Le ripulitrici dell’ oro hanno ottenuto 1’aumento del salario.
Ora lavorano e sono contente».
Dopo un anno, nel 1899, i Ravera si trasferirono a Casale Monferrato. Lì Camilla assistette ad un altro episodio che influì molto sulle sue scelte politiche.
Andavamo spesso ai giardini pubblici, di fronte ai quali si stava costruendo un palazzo.
Io osservavo con interesse quel lavoro. Un giorno, oltre ai muratori, notai delle donne che trasportavano calce ed attrezzi pesanti sulle spalle e si arrampicavano su precarie scale di legno.
Mi fu spiegato che erano le mogli di quei muratori, che aiutavano i mariti a guadagnare quel tanto in più che rendeva sufficiente il salario per portare avanti la famiglia.
Fu allora che nacque in me coscientemente l’interesse per la condizione della donna lavoratrice, per i suoi problemi e per la lotta per l’emancipazione femminile.
Camilla intanto aveva terminato le scuole elementari e poi quelle complementari. Per continuare gli studi fu costretta a frequentare !’Istituto Magistrale, perché a Casale Monferrato c’era solo un ginnasio maschile in un collegio privato.
Quella scuola era nata grazie alle battaglie di alcune insegnanti, quasi tutte giovanissime, che prima avevano dato vita all’istituto privato, poi, con il tempo, grazie anche, se non soprattutto, all’ ottimo insegnamento che impartivano, apprezzato da studentesse e genitori, ottennero la convenzione a trasformarlo in una scuola parificata e successivamente da parificata a statale.
Erano quelli gli anni in cui si cominciava anche in Italia a parlare di emancipazione femminile. E furono belli.

Camilla Ravera

Nata ad Acqui Terme (Alessandria) il 18 giugno 1889, deceduta a Roma il 14 aprile 1988, insegnante.
È stata la prima delle due donne italiane sinora nominate senatore a vita (la seconda è Rita Levi Montalcini). Quando, il 26 gennaio 1982, fece il suo primo ingresso a Palazzo Madama, i senatori, riuniti in assemblea plenaria, l’accolsero tutti in piedi. Aveva 96 anni quando fu ancora chiamata a presiedere l’Assemblea. Un altro suo record: è stato il primo caso, nella storia dei movimenti politici del mondo, di una donna nominata (era il 1927), segretaria del suo partito. Era il Partito Comunista d’Italia (del quale era stata uno dei fondatori nel 1921 e nel quale aveva subito assunto la guida dell’organizzazione femminile, fondando anche il periodico La compagna). Camilla Ravera resse la segreteria del PCdI sino al 1930 quando, rientrata clandestinamente in Italia dalla Francia, fu arrestata e condannata a quindici anni e mezzo, trascorsi tra carcere e confino sino alla caduta del fascismo. Con Umberto Terracini, fu l’ultima dei confinati a lasciare Ventotene (“una ciabatta in mare”, come ebbe a descrivere l’isola). Lì ebbe a conoscere Alessandro Pertini (che l’avrebbe poi scelta, quarantaquattro anni dopo, per il laticlavio) e lì, con Terracini, fu espulsa dal suo partito per aver condannato il patto Ribbentrop-Molotov. 
Riacquistata la libertà, Camilla Ravera riuscì a raggiungere dopo molte peripezie i suoi famigliari, che erano sfollati a San Secondo di Pinerolo. Dopo l’8 settembre 1943, sapendo di essere di nuovo ricercata, la Ravera riparò in un casolare sulle colline, che diventò presto luogo di incontri politici clandestini. Dovette abbandonarlo quando i fascisti cominciarono a dare alle fiamme tutti i casolari della zona. Rientrata a Torino dopo la Liberazione, Camilla Ravera, riammessa nel PCI, divenne consigliere comunale. Nel 1947, con Ada Gobetti, del Partito d’Azione, fu tra le fondatrici dell’Unione Donne Italiane. Nel 1948 fu eletta deputato per il PCI. Aveva intanto ripreso le battaglie di sempre, cominciate idealmente quando lei, di famiglia borghese, aveva assistito, ancora bambina, ad uno sciopero di operaie a Valenza. Soprattutto si è impegnata nelle battaglie per la pace. Camilla Ravera ha lasciato molte pubblicazioni. Al suo libro Diario di trent’anniè andato, nel 1973, il “Premio Prato”. Nel 1978 la sua Breve storia del movimento femminile in Italia ha avuto il “Premio Viareggio”. Nel 1979 gli Editori Riuniti hanno raccolto in volume le Lettere al Partito e alla famiglia.Nel 1992 la Fondazione Istituto Gramsci ha acquisito l’Archivio Storico delle donne “Camilla Ravera”, costituito nel 1987 dalla Commissione femminile del PCI. Alla Ravera sono intitolate, tra l’altro, strade a Roma e in Toscana, la Federazione di Torino dei DS, Società cooperative, alcuni circoli del PRC.

Fonte Associazione Nazionale Partigiani d’Italia

 

 

 

 

 

 

8 marzo – Donne e Costituzione

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Il 2 giugno 1946 il suffragio universale e l’esercizio dell’elettorato passivo portarono per la prima volta in Parlamento anche le donne. Si votò per il referendum istituzionale tra Monarchia o Repubblica e per eleggere l’Assemblea costituente che si riunì in prima seduta il 25 giugno 1946 nel palazzo Montecitorio.
Su un totale di 556 deputati furono elette 21 donne: 9 della Democrazia cristiana, 9 del Partito comunista, 2 del Partito socialista e 1 dell’Uomo qualunque.
Alcune di loro divennero grandi personaggi, altre rimasero a lungo nelle aule parlamentari, altre ancora, in seguito, tornarono alle loro occupazioni. Tutte, però, con il loro impegno e le loro capacità, segnarono l’ingresso delle donne nel più alto livello delle istituzioni rappresentative.
Donne fiere di poter partecipare alle scelte politiche del Paese nel momento della fondazione di una nuova società democratica.
Per la maggior parte di loro fu determinante la partecipazione alla Resistenza. Con gradi diversi di impegno e tenendo presenti le posizioni dei rispettivi partiti, spesso fecero causa comune sui temi dell’emancipazione femminile, ai quali fu dedicata, in prevalenza, la loro attenzione.
La loro intensa passione politica le porterà a superare i tanti ostacoli che all’epoca resero difficile la partecipazione delle donne alla vita politica.

A queste donne, oggi 8 marzo, rivolgiamo un grato ricordo, con la volontà di riaffermare tutti i valori espressi nella nostra Carta Costituzionale

 

200px-AdeleBei Adele Bej
(Cantiano, 4 maggio 1904 – Roma, 15 ottobre 1976), è stata una sindacalista e politica italiana, membro dell’Assemblea costituente, senatrice e deputata del Partito Comunista Italiano

 

 

 

 

Nadia_gallico_spano Nadia Gallico Spano
(Tunisi, 2 giugno 1916 – Roma, 19 gennaio 2006) è stata una politica italiana, membro dell’Assemblea costituente italiana e deputato del Partito Comunista Italiano.

 

 

 

 

 

225px-NildeIotti Nilde Jotti
(Reggio nell’Emilia, 10 aprile 1920– Poli, 4 dicembre 1999), è stata una politica italiana, membro dell’Assemblea costituente italiana e deputato del Partito Comunista Italiano.prima donna a ricoprire la carica di Presidente della Camera dei deputati, nonché prima donna nella storia d’Italia a ricoprire una delle cinque più alte cariche dello Stato. Occupò lo scranno più alto di Montecitorio per tre legislature, dal 1979 al 1992, conseguendo un primato finora incontrastato nell’Italia repubblicana.

 

Teresa_mattei Teresa Mattei, detta Teresita
 (Genova, 1º febbraio 1921 – Usigliano, 12 marzo 2013), è stata una partigiana e politica italiana, parlamentare del Partito Comunista Italiano.Combattente nella formazione garibaldina Fronte della Gioventù (con la qualifica di Comandante di Compagnia) prese parte all’organizzazione dell’dell’uccisone del filosofo Giovanni Gentile. Fu anche la più giovane eletta all’Assemblea Costituente, dove assunse l’incarico di segretaria nell’Ufficio di Presidenza dell’Assemblea Costituente.

 

 

00006838 Angiola Minella,
(Torino, 3 febbraio 1920 – Torino, 12 marzo 1988), membro dell’Assemblea costituente italiana e parlamentare del Partito Comunista Italiano è stata una partigiana e politica italiana, esponente del PCI.

 

 

 

 

130px-Rita_Montagnana_1Rita Montagnana
(Torino, 6 gennaio 1895 – Roma, 18 luglio 1979) membro dell’Assemblea costituente italiana è stata una politica italiana, esponente e parlamentare del Partito Comunista Italiano

 

 

 

 

Teresa_Noce_2Teresa Noce
(Torino, 29 luglio 1900 – Bologna, 22 gennaio 1980) membro dell’Assemblea costituente è stata una partigiana, politica,antifascista italiana, parlamentare del Partito Comunista Italiano

 

 

 

 

 

Elettrapollastrini Elettra Pollastrini
(Rieti, 15 luglio 1906 – Rieti, 2 febbraio 1990) membro dell’Assemblea costituente è stata una politica italiana, parlamentare del Partito Comunista Italiano.

 

 

 

 

 

Mariamaddalenarossi Maria Maddalena Rossi
(Codevilla, 29 settembre 1906 – Milano, 17 settembre 1995) membro dell’Assemblea costituente è stata una politica italiana, parlamentare del Partito Comunista Italiano.

 

 

 

 

 

Laura_Bianchini Laura Bianchini
(Castenedolo, 23 agosto 1903 – Roma, 27 settembre 1983) membro dell’assemblea costituente è stata una politica e partigiana italiana, parlamentare della Democrazia Cristiana

 

 

 

 

 

Elsa_Conci Elisabetta Conci (detta Elsa)
(Trento, 23 marzo 1895 – Mollaro, 1º novembre 1965) membro dell’assemblea costituente è stata una politica italiana, parlamentare della Democrazia Cristiana

 

 

 

 

FilomenadellicastelliFilomena Delli Castelli
(Città Sant’Angelo, 28 settembre 1916 – Pescara, 22 dicembre 2010) membro dell’assemblea costituente è stata una politica italiana, parlamentare della Democrazia Cristiana

 

 

 

 

Maria_De_Unterrichter_JervolinoMaria De Unterrichter Jervolino
(Ossana, 20 agosto 1902 – 27 dicembre 1975) membro dell’assemblea costituente è stata una politica italiana, parlamentare della Democrazia Cristiana

 

 

 

 

MariafedericiagambenMaria Federici Agamben
(L’Aquila, 19 settembre 1899 – Roma, 28 luglio 1984) membro dell’assemblea costituente è stata una politica e partigiana italiana, parlamentare della Democrazia Cristiana

 

 

 

 

Angela_Gotelli Angela Gotelli
(Albareto, 28 febbraio 1905 – Albareto, 21 novembre 1996) membro dell’assemblea costituente è stata una politica e partigiana italiana, parlamentare della Democrazia Cristiana

 

 

 

Angela_Maria_Guidi_Cingolani Angela Maria Guidi
(Roma, 31 ottobre 1896 – Roma, 11 luglio 1991) membro dell’assemblea costituente è stata una politica italiana, parlamentare della Democrazia Cristiana

 

 

 

 

images Maria Nicotra Verzotto
(Catania 6 luglio 1913 – 15 luglio 2007) membro dell’assemblea costituente è stata una politica italiana, parlamentare della Democrazia Cristiana

 

 

 

 

Vittoria_Titomanlio Vittoria Titomanlio
(Barletta, 22 aprile 1899 – Napoli, 28 dicembre 1988) membro dell’assemblea costituente è stata una politica italiana, parlamentare della Democrazia Cristiana

 

 

 

Lina_Merlin Angelina Merlin (Lina)
(Pozzonovo, 15 ottobre 1887 – Padova, 16 agosto 1979)

membro dell’assemblea costituente è stata una politica e partigiana italiana, parlamentare del Partito Socialista

 

 

 

d6880Bianca Bianchi
(Vicchio, 31 luglio 1914 – 9 luglio 2000) membro dell’assemblea costituente è stata una politica e antifascista italiana, parlamentare del Partito Socialista Italiano, Partito Socialista Lavoratori Italiano

 

 

 

Ottavia_penna_buscemi Ottavia Penna
(Caltagirone, 12 aprile 19072 dicembre 1986) membro dell’assemblea costituente è stata una politica italiana, parlamentare del Fronte dell’Uomo Qualunque

Analisi del 2015

I folletti delle statistiche di WordPress.com hanno preparato un rapporto annuale 2015 per questo blog.

Ecco un estratto:

Un “cable car” di San Francisco contiene 60 passeggeri. Questo blog è stato visto circa 1.200 volte nel 2015. Se fosse un cable car, ci vorrebbero circa 20 viaggi per trasportare altrettante persone.

Clicca qui per vedere il rapporto completo.

Alluvioni e politica : da dove si riparte?

Genova – 16-nov-2014
Gli eventi di ieri in Liguria credo che impongano più di una riflessione.
Mai, credo, ci siamo sentiti così fragili e rassegnati all’evolversi dei capricci degli Dei falsi e bugiardi.
A sera resta la lettura del bollettino di guerra che parla di un morto, di sfollati, di famiglie isolate di miriadi di smottamenti e frane, nonché della paura che resta nei confronti di rivi e torrenti dal comportamento imprevedibile.
Se la pioggia c’é sempre stata nella storia dell’umanità, compresi gli eventi alluvionali, è anche vero che l’uomo ha imparato la convivenza con questi eventi curando argini e rispettando le aree in cui le acque sfogavano la loro irruenza.

Da un po troppi anni in virtù di una cultura “sviluppista” si è preteso di costruire in modo indiscriminato su un territorio sicuramente difficile come quello Ligure, tombando, deviando ma soprattutto impermeabilizzando con colate di cemento praticamente pressoché tutto il territorio regionale.

L’effetto di questa politica sono che in presenza di eventi a volte eccezionali, ma in virtù anche delle evidenti mutazioni climatiche, sempre più frequenti, il territorio Ligure reagisce con immancabili disastri con conseguente conta dei danni e purtroppo anche di vite umane.

E’ evidente che questo sistema non regge più.

La risposta viene affidata alla politica, perché è la politica che determina come rapportarsi col territorio: se spremerlo come un limone sino alle estreme conseguenze o se, considerando che è un bene comune, risanarlo e utilizzarlo rispettosi delle sue dinamiche e delle sue esigenze.
La politica delle “Grandi opere” e della cementificazione selvaggia ha miseramente fallito e sicuramente serve un cambio di passo, una inversione di tendenza se l’obbiettivo è quello di restituire alle generazioni future un territorio in cui vivere, crescere, studiare e lavorare in sicurezza.
Nei giorni scorsi la novità che si è presentata nel quadro politico ligure è la candidatura di Sergio Cofferati. Novità in quanto dalle sue dichiarazioni la Liguria è in una situazione emergenziale a cui vanno date risposte che chi ha governato sino ad ora è impossibilitato a dare, risposte che ci riportino a “sicurezze” che oggi non ci sono evidentemente più.
Non essendo contenute all’interno di un “programma politico” le considerazioni di Cofferati restano sul piano delle enunciazioni che, per quanto significative, restano al momento attuale prive dei contenuti specifici sui quali confrontarsi, sui quali dissentire o condividere.
Penso che oggi esprimerci nei confronti di questa candidatura in termini di tifoseria, favorevoli o contrari, sarebbe un cattivo servizio al territorio al quale teniamo e a cui vorremmo dare un futuro diverso dal presente attuale, e, credo che ad oggi, la candidatura Cofferati possa rappresentare una risorsa nel momento in cui dipanati i contenuti, la visione futura possa indirizzarsi al riassetto idrogeologico, la messa in sicurezza e il rilancio del lavoro su tutto il territorio Ligure. Un patto sul territorio.
Questi sono gli elementi su cui oggi abbiamo il potere di ragionare e che come “Sinistra” dobbiamo avere il coraggio di affrontare “laicamente” senza preconcetti e senza interessate accondiscendenze.

Loris

Burlando, così in trent’anni ha distrutto la Liguria – Il Fatto Quotidiano

di Ferruccio Sansa

Questa volta parlerò di me. Un giornalista non dovrebbe mai farlo. Mi rincresce doppiamente perché Genova in questo momento ha bisogno di tutto fuorché di polemiche. Ma credo di doverlo a me stesso, al legame che ho con Genova e alla mia famiglia. E a voi lettori.Nei giorni scorsi Claudio Burlando, Governatore della Liguria al potere da trent’anni, ha attribuito la responsabilità delle alluvioni e dei morti a mio padre, Adriano Sansa, sindaco di Genova dal 1993 al 1997. Una calunnia – il metodo Sansa invece del metodo Boffo – per salvare la poltrona: Burlando e la sua combriccola sono allarmati dalla voce di una mia candidatura alle elezioni regionali ma di questo parlerò poi. Ma la politica, come diceva il socialista Rino Formica, “è sangue e merda”. Forse in quella ligure oggi c’è poco sangue. Perciò sono costretto a rispondere. Mi limiterò ai fatti: 1. Burlando è stato vicesindaco e sindaco di Genova dal 1990 al 1993. In quei tre anni ci sono state due alluvioni 1992 e 1993. Come assessore all’Urbanistica, sarà un caso, Burlando scelse un architetto che negli anni successivi ha firmato operazioni immobiliari da centinaia di migliaia di metri cubi realizzate da costruttori oggi latitanti.2. Mio padre è stato sindaco dal 1993 due mesi dopo l’alluvione al 1997. Quando arrivò in Comune la realizzazione dello scolmatore incriminato era resa impossibile dai processi pendenti. Non fu lui, come invece afferma Burlando, a voler bloccare i lavori. Non solo: mio padre fu il primo sindaco che scelse uno stimatissimo geologo – Sandro Nosengo – come assessore all’Urbanistica. La priorità era chiara: basta cemento furono fermate le nuove edificazioni in collina, puntiamo sul risanamento del territorio e dei fiumi. Così si fece: i geologi consigliarono di investire in un piano complessivo che risanasse il bacino idrico di tutti i torrenti non solo del Bisagno. Per i piani di bacino dei corsi d’acqua, per la loro risistemazione e per la pulizia lavoro indispensabile che, ahimé non porta voti, né tagli di nastri furono investiti molti miliardi di lire. Il risultato, come ricordano i genovesi, fu che non si verificarono più alluvioni per diciotto anni.

leggi tutto l’articolo>>Burlando, così in trent’anni ha distrutto la Liguria – Il Fatto Quotidiano.

FISCHIA IL VENTO – Felice Cascione e il canto dei Ribelli

 

FISCHIA IL VENTO:layout… Un sapiente doppio binario viene percorso, da Donatella Alfonso nel suo libro “FISCHIA IL VENTO – Felice Cascione e il canto dei Ribelli” : uno che percorre la parte aneddottica legata al canto Partigiano l’altro legato all’autore di quelle parole “Felice Cascione” prima figlio, poi studente, sportivo, medico e comandante Partigiano.

Se viene accostato alla figura di “Che Guevara” per le peculiarità di essere medico per tutti, soprattutto per chi in quegli anni il medico non se lo poteva permettere e nel contempo comandante partigiano, ho sentito molto l’accostamento tra i due in quel valore che è la coerenza, nel momento delle scelte di vita, sino alle estreme conseguenze.

L’aver descritto, attraverso il rapporto con la madre, un percorso formativo di integrità morale e politica, rende la figura di Felice Cascione un autentico esempio di quella gioventù che seppe scegliere con risolutezza da quale parte bisognava stare, per affermare quei valori di libertà e giustizia di cui era privata l’Italia.

Risulta quindi più semplice interpretare le parole e il contenuto della canzone partigiana “Fischia il vento”, con le condizioni di vita ambientali vissute dai giovani partigiani, e con le loro aspettative, dopo aver vinto contro il fascismo (a conquistare la rossa primavera) .

E’ la notte di Natale del 43 quando viene cantata per la prima volta all’uscita della messa di mezzanotte nella frazione di Curenna nell’estremo ponente ligure, e ad ascoltarla c’erano quegli stessi contadini e boscaioli che sostenevano i partigiani .

Il testo subirà durante la sua diffusione adattamenti a secondo delle zone e della collocazione politica delle diverse formazioni partigiane, trovando nella madre di Felice, Maria Baiardo, una ferma difenditrice, anche dopo la fine della guerra, dello spirito e contenuto espresso nel testo originario del figlio.

Sono trascorsi settant’anni dalla morte di Cascione, la Resistenza ha vinto, è stata scritta una Costituzione che si rifaceva ai valori della Resistenza ed oggi ci ritroviamo di fronte al tentativo di riscrivere quel patto tra Stato e cittadini, incuranti di chi diede tutto affinché fossimo in grado di scegliere.

Non nascondo che nella lettura è insorto spesso un senso di fastidio e rabbia considerando quanto lontani siamo nella nostra quotidianità politica da quelle aspettative che per molti di quei ragazzi significò la morte e risulta pertanto inaccettabile ogni forma di revisionismo di quella storia.
Loris

 

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