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Dopo l’11 febbraio a Sturla contro le destre neonaziste alcune riflessioni.

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Grazie all’ANPI, al suo appello e grazie a partiti, associazioni , movimenti e semplici cittadini che lo hanno raccolto, Roberto Fiore e i suoi camerati europei se hanno voluto parlarsi lo hanno potuto fare in un appartamento privato e protetti oltre il ragionevole da ingenti forze di polizia. Plauso anche al senso di responsabilità dell’ANPI che si è sottratta ai tentative di forzatura, a volte di provocazione e non escludo anche di tentativi di infiltrazione. Nonostante chi ha operato per una soluzione diversa, scontri e cariche non sono diventati la notizia e non hanno condizionato e tolto visibilità al vero protagonista: L’antifascismo Genovese e la sua capacità di risposta democratica.
Fatto salvo quanto detto sopra però alcune questioni ritengo doveroso porle: necessitava un Ministro degli interni del PD per consentire alla destra xenofoba, negazionista e razzista di venire sfidando, a Genova? Se quelle migliaia di persone sfilavano invocando l’applicazione della legge Scelba e la più recente Mancino, cos’ha tutelato il ministro non impedendo un evento sia pubblico che in privato in osservanza delle suddette leggi? Alcune Questure di frontiera come a Ventimiglia allontanano attiviste no borders che danno consulenza legale ai migranti definendole “pericolose per l’ordine e la sicurezza pubblica”. Quanto pericolosi sono per l’ordine e la sicurezza pubblica loschi figuri che sono antitetici ai valori fondanti della nostra Costituzione o negazionisti nei confronti dei crimini commessi dai nazisti nel secondo conflitto mondiale.
E’ talmente debole e irriverente nei confronti della città Medaglia d’oro al valor militare della Resistenza la posizione del Ministro, del Governo e conseguentemente gli organismi territoriali rappresentanti il governo che quello che doveva essere un evento “privato” grazie alla nostra “televisione di Stato” che si è prodigata nei servizi in casa dei fascisti facendo diventare a tutti gli effetti l’evento pubblico. Un emblematico esempio di tv spazzatura!
*nb. Grazie Sindaco Doria, grazie perchè ormai fuori dagli equilibri elettorali ha ritenuto che il suo posto fosse in mezzo alle persone che sabato manifestavano contro il ritorno di una cultura e pratiche nazi-fasciste nella nostra città.
Loris Viari
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FISCHIA IL VENTO – Felice Cascione e il canto dei Ribelli

 

FISCHIA IL VENTO:layout… Un sapiente doppio binario viene percorso, da Donatella Alfonso nel suo libro “FISCHIA IL VENTO – Felice Cascione e il canto dei Ribelli” : uno che percorre la parte aneddottica legata al canto Partigiano l’altro legato all’autore di quelle parole “Felice Cascione” prima figlio, poi studente, sportivo, medico e comandante Partigiano.

Se viene accostato alla figura di “Che Guevara” per le peculiarità di essere medico per tutti, soprattutto per chi in quegli anni il medico non se lo poteva permettere e nel contempo comandante partigiano, ho sentito molto l’accostamento tra i due in quel valore che è la coerenza, nel momento delle scelte di vita, sino alle estreme conseguenze.

L’aver descritto, attraverso il rapporto con la madre, un percorso formativo di integrità morale e politica, rende la figura di Felice Cascione un autentico esempio di quella gioventù che seppe scegliere con risolutezza da quale parte bisognava stare, per affermare quei valori di libertà e giustizia di cui era privata l’Italia.

Risulta quindi più semplice interpretare le parole e il contenuto della canzone partigiana “Fischia il vento”, con le condizioni di vita ambientali vissute dai giovani partigiani, e con le loro aspettative, dopo aver vinto contro il fascismo (a conquistare la rossa primavera) .

E’ la notte di Natale del 43 quando viene cantata per la prima volta all’uscita della messa di mezzanotte nella frazione di Curenna nell’estremo ponente ligure, e ad ascoltarla c’erano quegli stessi contadini e boscaioli che sostenevano i partigiani .

Il testo subirà durante la sua diffusione adattamenti a secondo delle zone e della collocazione politica delle diverse formazioni partigiane, trovando nella madre di Felice, Maria Baiardo, una ferma difenditrice, anche dopo la fine della guerra, dello spirito e contenuto espresso nel testo originario del figlio.

Sono trascorsi settant’anni dalla morte di Cascione, la Resistenza ha vinto, è stata scritta una Costituzione che si rifaceva ai valori della Resistenza ed oggi ci ritroviamo di fronte al tentativo di riscrivere quel patto tra Stato e cittadini, incuranti di chi diede tutto affinché fossimo in grado di scegliere.

Non nascondo che nella lettura è insorto spesso un senso di fastidio e rabbia considerando quanto lontani siamo nella nostra quotidianità politica da quelle aspettative che per molti di quei ragazzi significò la morte e risulta pertanto inaccettabile ogni forma di revisionismo di quella storia.
Loris

 

La nostra storia – 30 giugno 1960 (6) Tutti a De Ferrari

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Giovedì 30 giugno

L’APPELLO DEI SINDACATI
E DEI PARTITI DEMOCRATICI

La Commissione esecutiva della Camera confederale del lavoro della provincia di Genova in occasione della proclamazione dello sciopero generale contro il congresso del MSI rivolge ai cittadini e ai lavoratori il seguente appello:

Cittadini, lavoratori,

Alle ore 14 di oggi, 30 giugno, e fino alle ore 20, i lavoratori di tutte le categorie della provincia di Genova scenderanno in sciopero generale per elevare ulteriormente la loro indignata protesta contro il congresso dei fascisti del MSI che si dovrebbe tenere nella nostra città nei prossimi giorni di luglio.

I lavoratori e i cittadini genovesi sanno, per loro dolorosa esperienza, quanto funesta sia stata per il popolo italiano la dittatura fascista.

Oggi, a quindici anni dalla Liberazione, i torturatori e i massacratori di partigiani, i manganellatori, coloro che hanno consegnato il Paese alle orde naziste, dovrebbero tornare, tracotanti, ad infangare i grandi valori della Resistenza genovese,

Contro questo oltraggio, da ogni luogo di lavoro, dalle officine, dai cantieri, dalla calate del porto, dalle navi, dagli uffici,  si levi ammonitrice la protesta di quanti hanno a cuore l’avvenire del paese.

Memori delle battaglie sostenute perché l’Italia dovesse essere libera e democratica, i genovesi sappiano manifestare la loro ferma volontà di fare progredire nella democrazia e nella pace la nostra giovane Repubblica.

Cittadini, lavoratori!

Partecipate compatti allo sciopero generale provinciale proclamato dalla Camera Confederale del Lavoro. Manifestate contro qualsiasi rigurgito fascista, contro il congresso dei fascisti a Genova.

I partiti democratici esortano a loro volta la popolazione a partecipare allo sciopero generale:

I partiti antifascisti hanno altamente apprezzato la decisione della classe lavoratrice genovese di testimoniare con lo sciopero generale la sua inalterata fede antifascista e democratica.

Essi rivolgono agli operai, agli impiegati, ai tecnici ed agli operatori, così come a tutto il popolo genovese, il fraterno invito a partecipare a questa solenne dimostrazione di protesta che travalica i confini ideologici e politici dei Partiti e delle organizzazioni per assurgere ad espressione dell’intero popolo genovese.

Partito Socialista Italiano

Partito Socialdemocratico Italiano
Partito Comunista Italiano

Partito Repubblicano Italiano
Partito Radicale

La nostra storia – 30 giugno 1960 (5) Il Sindacato

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LA PROCLAMAZIONE
DELLO SCIOPERO GENERALE

 

La Segreteria della CCdL comunica:

 

Domani dalle ore 14 alle ore 20 tutte le categorie di lavoratori della Provincia di Genova scenderanno in sciopero generale, in segno di protesta contro l’annunciata adunanza a Genova.

Eventuali particolari modalità sullo svolgimento dello sciopero saranno specificate dai rispettivi Sindacati di categoria.

 Nel periodo dello sciopero i dirigenti sindacali di ogni istanza membri delle Commissioni Esecutive della Camera Confederale del Lavoro e delle Camere del Lavoro succursali, dei Direttivi dei sindacati Provinciali e di Lega, membri confederali di Commissione interna, Sezioni sindacali di Azienda, collettori attivisti e lavoratori, si concentreranno nei locali di via Balbi da dove, unitamente alle delegazioni delle Camere del Lavoro della Liguria e di altre provincie, si recheranno a rendere omaggio al Sacrario dei Caduti partigiani in via XX Settembre.

Alle ore 19, un’ora prima della cessazione dello sciopero, negli stessi locali di via Balbi, è convocata in seduta straordinaria, l’attivo generale allo scopo di esaminare la situazione prendere eventuali altre importanti decisioni.

La nostra storia – 30 giugno 1960 (4) Le Donne

partigiane

LA PROTESTA DELLE DONNE ANTIFASCISTE 

Le donne genovesi antifasciste, riunite alla Società di Cultura martedì 28 Giugno

constatato

che il MSI, nato sotto velate spoglie democratiche, si è invece rivelato, nel corso di questi anni, quale riorganizzazione del soppresso partito fascista; e che quindi racchiude ed alimenta gli stessi principi che privarono della libertà il popolo e scatenarono la guerra

affermano

essere il MSI partito contro la Costituzione,Le donne genovesi che non dimenticano l’odio scatenato dal fascismo

ricordano

a tutti gli italiani: vecchi e giovani che fascismo significa “case distrutte, paesi incendiati, orfani, persecuzioni, torture, discriminazioni razziali, morte, camere a gas, abbrutimento dei valori umani”.

protestano

per l’insulto che Genova, città Medaglia d’Oro della Resistenza, subirebbe dal Congresso Nazionale del MSI

denunciano

come permettere che persistano e si sviluppino nostalgiche velleità fasciste costituisce un effettivo pericolo di ritorno al nefasto 1921-1945.

chiedono

che il Congresso del MSI fissato a Genova, non abbia luogo e che sia applicata la norma transitoria XII della Costituzione; “E’ vietata la riorganizzazione sotto qualsiasi forma del disciolto partito fascista”.

Le donne genovesi antifasciste 

La nostra storia – 30 giugno 1960 (3) “I Ribelli” film documentario

Questo film fu prodotto per il cinquantesimo dai fatti del giugno-luglio 1960 e fu trasmesso dalla Rai.
Dopo alcuni mesi però sparì dagli archivi RAI e i link che facevano riferimento a questo documentario rimasero muti.
Qualche volonteroso frammentandolo in quattro spezzoni lo ha caricato su youtube e ci consente oggi (sino a che durerà) di poterlo rivedere ed avere quindi un’immagine più completa sui fatti del giugno-luglio 1960 nel contesto italiano.

I RIBELLI – di Mimmo Calopresti

La nostra storia – 30 giugno 1960 (2) Testimonianze

…Sugli sviluppi della battaglia e sulle vicende successive .che portarono all’annullamento del congresso missino, ebbe una parte dI primo piano Giordano Bruschi. Il suo racconto in certi punti ha i toni dell’epopea popolare, resa evidente dalla dichiarazione iniziale.

…..Una delle cose più importanti della mia vita è stata la decisione della Commissione esecutiva della Camera del Lavoro di Genova, nel giugno del 1960, quando da soli, senza CISL e UlL, organizzammo lo sciopero e la manifestazione che portò poi ai noti fatti del 30 giugno.
Il gruppo della Commissione esecutiva della Camera del Lavoro, una ventina di compagni comunisti e socialisti, me compreso, si assunsero la grossa responsabilità dei fatti del 30 giugno del 1960. La Camera del Lavoro ebbe la grande intuizione di capire la spinta popolare, che fu notevolmente più grande di quanto non si pensasse. Fissammo l’appuntamento per il corteo in una piccola piazza, piazza della Nunziata, per le ore15del 30 giugno. Lì non pensavamo che ci fosse la marea di gente che invece si presentò. Tantissimi giovani; fu uno dei momenti storici delle saldature delle diverse generazioni, quella dei ragazzi delle magliette a strisce, assieme ai lavoratori. Fu una grande manifestazione spontanea che ho vissuto momento per momento.
In 100.000 hanno partecipato al corteo. Quando sono scoppiati gli incidenti in piazza De Ferrari c’erano rimaste in piazza circa 15.000 persone, che non volevano allontanarsi L’atteggiamento del la polizia era provocatorio; fu inevitabile lo scoppio degli incidenti. Quello che nessuno aveva previsto, tanto meno la polizia, fu che la rabbia sarebbe esplosa in modo da cacciarli dalla piazza con le jeeps e tutte le sue armi. Io ero lì: proprio vicino al palazzo della Società Italia dove erano schierati i gipponi della polizia. Alla prima carica della polizia, i gipponi si misero a ruotare vorticosamente prima sulla strada, poi salirono i gradini, e schiacciavano le persone, che si rifùgiavano verso la vasca, con una grande brutalità. Anch’io salii sul bordo della vasca con i poliziotti che arrivavano sfiorarci e con i manganelli a colpire. In una di queste cariche sono finito nella vasca, e sono rimasto bagnato, inzuppato tutto il giorno. In un primo momento, la polizia riuscì a sgombrare la piazza,con bombe lacrimogene, sfollagente, ecc. Ma avvenne un fatto imprevisto: gli operai cacciati dalla piazza si ritirarono lungo i vicolioverso piazza Dante, e non appena si fu ricostituita una situazione favorevole, ci fu una invasione di massa della piazza. Ci vorrebbe probabilmente un grande cineasta come John Ford per descrivere la cavalcata di migliaia di persone che da tutti i lati della piazza con un grande urlo si gettarono di nuovo verso la fontana. I poliziotti prima tentarono qualche carosello, però i cittadini esasperati per le cariche e per gli spari questa volta ebbero il so pravvento. Una dopo l’altra le autoblinde furono immobilizzate. Una dopo l’altra le squadre della Celere furono costrette a scappare. Un ufficiale fu gettato dentro la vasca; intervenne un compagno della Camera del Lavoro per impedire che questo capitano della Celere di Padova annegasse perché era saldamente tenuto da un operaio per il collo con la testa infilata sotto l’acqua. C’era l’esasperazione, e poi c’erano i cantieri edili dai quali vennero prese delle tavole, ecc. I poliziotti che finirono all’ospedale furono272.Lo scontro fu veramente durissimo. Quanti fossero i manifestanti feriti non si è mai saputo, perché in genere i lavoratori non andavano a farsi curare al Pronto soccorso. Poi l’ANPI compì un’opera di pacificazìone, perché ancora in serata c’erano blocchi stradali, e la tensione era fòrtissima. Ricordo che nella notte fra il10e il 12 luglio era ancora incerto se si sa rebbe tenuto il raduno fascista, perché si tentavano le solite mediazioni politiciste; anche esponenti della sinistra avevano accettato che si tenesse il congresso invece che in via XX Settembre a Nervi. Ma lavoratori e partigiani non ne volevano assolutamente sapere. Ero alla Camera del Lavoro all’una di notte fra il sabato e la domenica (il30 giugno era un giovedì); venne il comunicato della Prefettura con il quale il prefetto annullava il congresso. Allora un gruppo di dirigenti sindacali come prima cosa si recò in via XX Settembre, dove c’è il sacrario dei caduti partigiani, che in quei giorni era ancora presidiato dai lavoratori. Ricordo con commozione il comizio che facemmo con l’annuncio che la battaglia era stata vinta. E poi tutta la notte andammo nelle stazioni di Principe e di Brignole per gridare ai fascisti che se ne andassero a casa perché il congresso non si sarebbe tenuto.
La testimonianza di Bruschi è tratta da :
“Vite da compagni”
di Nicolò Bonacasa e Remo Sensoni
Edizioni EDIESSE
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