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Burlando, così in trent’anni ha distrutto la Liguria – Il Fatto Quotidiano

di Ferruccio Sansa

Questa volta parlerò di me. Un giornalista non dovrebbe mai farlo. Mi rincresce doppiamente perché Genova in questo momento ha bisogno di tutto fuorché di polemiche. Ma credo di doverlo a me stesso, al legame che ho con Genova e alla mia famiglia. E a voi lettori.Nei giorni scorsi Claudio Burlando, Governatore della Liguria al potere da trent’anni, ha attribuito la responsabilità delle alluvioni e dei morti a mio padre, Adriano Sansa, sindaco di Genova dal 1993 al 1997. Una calunnia – il metodo Sansa invece del metodo Boffo – per salvare la poltrona: Burlando e la sua combriccola sono allarmati dalla voce di una mia candidatura alle elezioni regionali ma di questo parlerò poi. Ma la politica, come diceva il socialista Rino Formica, “è sangue e merda”. Forse in quella ligure oggi c’è poco sangue. Perciò sono costretto a rispondere. Mi limiterò ai fatti: 1. Burlando è stato vicesindaco e sindaco di Genova dal 1990 al 1993. In quei tre anni ci sono state due alluvioni 1992 e 1993. Come assessore all’Urbanistica, sarà un caso, Burlando scelse un architetto che negli anni successivi ha firmato operazioni immobiliari da centinaia di migliaia di metri cubi realizzate da costruttori oggi latitanti.2. Mio padre è stato sindaco dal 1993 due mesi dopo l’alluvione al 1997. Quando arrivò in Comune la realizzazione dello scolmatore incriminato era resa impossibile dai processi pendenti. Non fu lui, come invece afferma Burlando, a voler bloccare i lavori. Non solo: mio padre fu il primo sindaco che scelse uno stimatissimo geologo – Sandro Nosengo – come assessore all’Urbanistica. La priorità era chiara: basta cemento furono fermate le nuove edificazioni in collina, puntiamo sul risanamento del territorio e dei fiumi. Così si fece: i geologi consigliarono di investire in un piano complessivo che risanasse il bacino idrico di tutti i torrenti non solo del Bisagno. Per i piani di bacino dei corsi d’acqua, per la loro risistemazione e per la pulizia lavoro indispensabile che, ahimé non porta voti, né tagli di nastri furono investiti molti miliardi di lire. Il risultato, come ricordano i genovesi, fu che non si verificarono più alluvioni per diciotto anni.

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Genova-Blitz antidroga nelle scuole: prevenzione o repressione?

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Continuano i blitz antidroga delle unità cinofile nelle scuole genovesi. Repubblica ha pubblicato un mio articolo, nel blog d’autore “sulle orme di Don Gallo”, che ho piacere di riportare su questo sito per stimolare una riflessione sul ruolo che la scuola dovrebbe avere per contrastare realmente le situazioni di disagio che affrontano gli adolescenti.

L’uso di sostanze stupefacenti e l’aumento dei comportamenti a rischio all’interno delle scuole è un argomento che merita grande attenzione e che dovrebbe portare ad un maggiore investimento di risorse nella scuola pubblica oltre che ad un ripensamento del ruolo che questa dovrebbe ricoprire per far fronte a tali disagi, considerato che ad oggi gli insegnanti devono fronteggiare situazioni sempre più a rischio con classi numerosissime, un minor numero di insegnati di sostegno e di mediatori culturali, mentre i presidi ricoprono sempre meno il ruolo di leader educativo a causa della progressiva burocratizzazione della professione e del numero elevato di istituti che si trovano a dover gestire. Ma di fronte ai blitz antidroga nelle scuole superiori di questi giorni è importante che altri pensieri e visioni in città trovino spazio e voce per dire che non deve e non può essere questo il modo per fronteggiare il tema dell’uso e abuso di sostanze stupefacenti tra gli adolescenti.

Quello che più lascia basiti infatti di fronte all’ennesima iniziativa repressiva dei militari che hanno fatto irruzione nelle scuole della nostra città, è il tentativo di far passare questa modalità di approccio al tema delle dipendenze come “azione di tipo preventivo”. Chiariamoci quindi sul termine prevenzione: prevenzione vuol dire informare i ragazzi sui rischi e gli effetti dell’uso di sostanze, ancor prima dell’età sensibile, prevedere incontri con persone uscite da percorsi di disintossicazione, offrire un reale servizio di ascolto e supporto psicologico, strutturare dialogo con le famiglie incapaci di aiutare figli che mostrano segnali di disagio, fare corsi di formazione agli insegnanti sulle nuove sostanze diffuse e sul riconoscimento dei comportamenti sintomatici e sintomi somatici.

Se questo è per me l’unico tipo di prevenzione ad avere cittadinanza, a maggior ragione in un istituto di minorenni, cosa sono allora questi blitz antidroga? Altro non sono che una spettacolarizzazione dell’inutile guerra alla droga e ai drogati in atto da anni nel nostro paese, strascico della Fini-Giovanardi, una legge illegittima che in questi anni ha causato morti, i tanti Stefano Cucchi e Aldo Bianzino, il sovraffollamento delle carceri e ha rafforzato e favorito mafie e narcotraffico. Allora chiamiamoli con il loro nome: questi sono interventi punitivi e repressivi, “una vasta operazione antidroga “, come è stato spiegato dai militari; ma se si voleva aggredire la vendita di sostanze illegali, entrare nelle scuole e beccare al massimo una manciata di ragazzini con qualche grammo, che sono l’ultimo anello della catena, è un’operazione che non va ad intaccare in nessun modo problema, ovvero il narcotraffico e le mafie locali, su cui sì che bisognerebbe intervenire con così tanta solerzia.

Gli effetti di questa operazione saranno invece due: serviranno a ghettizzare ed etichettare ancora di più i ragazzi problematici, sottoposti ad una perquisizione e inquisizione pubblica davanti ai compagni e, paradossalmente, ad incrementare il fascino del proibito. In tanti crediamo che vada invertita rotta in materia di droghe, che vada restituito alle scuole un sistema pedagogico di informazione e prevenzione (da fresca ex liceale posso dire di aver assistito sporadicamente o non aver proprio assistito a tali attività), che vada investito nell’integrazione sociosanitaria e nei servizi sociali, tutti settori sacrificati sull’altare della spending review ma che portano ad un miglioramento della qualità della vita e ad un risparmio economico esponenziale. Oggi più che mai è importante affermare che certi approcci puntivi e inquisitori non devono varcare la soglia dei portoni scolastici, ma che invece l’educazione alla vita deve entrare con convinzione all’interno delle attività curriculari ed extracurriculari.

Marianna Pederzolli

fonte: – http://ttp//sulleormedidongallo-genova.blogautore.repubblica.it/2014/03/13/quei-blitz-nelle-scuole/

Il giorno del disonore

Art. 54.
Tutti i cittadini hanno il dovere di essere fedeli alla Repubblica e di osservarne la Costituzione e le leggi.
I cittadini cui sono affidate funzioni pubbliche hanno il dovere di adempierle con disciplina ed onore, prestando giuramento nei casi stabiliti dalla legge.
…non credevo che sarebbe stato possibile arrivare a tanto nel ferire, infangare, disonorare le nostre istituzioni.
Non solo un guitto fiorentino ha concordato con un pregiudicato lo strumento con cui noi dovremmo darci le nostre rappresentanze, ma a questo Delinquente è stato permesso con gli onori del caso di andare a contrattare gli equilibri del prossimo governo.
Non credo che Herbert Hoover* avrebbe mai accettato di incontrare Al Capone come non credo che un Presidente come Sandro Pertini avrebbe mai permesso che un condannato in attesa di espiare una condanna su problematiche fiscali di grande entità potesse calpestare il più autorevole palazzo dello Stato.
Sono stati disonorati quei principi sui quali la nostra democrazia, già abbondantemente minata, ha posto le sua fondamenta.
L’educazione ai propri figli viene data con l’esempio, molti di noi sono figli o nipoti di chi ha pagato il prezzo più alto per restituire la dignità a questo paese o di chi ha lottato per migliorare le condizioni di lavoro, della salute dei diritti civili.
Quale esempio oggi è in grado di dare il nostro Stato?

Loris

 

*Herbert Hoover – 31° Presidente degli USA  1929-1933

Novecento e Duemila: alla ricerca delle ragioni di un cambiamento così profondo

Anzitutto ringrazio la professoressa Urbinati e gli amici Gabriele Polo e Gianni Rinaldini per aver accettato di discutere su questo mio ultimo lavoro. Se avessi avuto la possibilità di partecipare a questa serata, avrei precisato questi punti su cui mi interessa il loro parere:

a. Il filo di un discorso che arriva fino alla fine del secolo, almeno nella generazione dei politici ancora tradizionali – per la parte non corrotta di essi – è quello che considera ancora, sulla base della cultura del dopoguerra, che l’ipotesi socialista o socialdemocratica, accanto a quella più radicale, o almeno quella delineata dalla rivoluzione francese, rimane valida come principio democratico. Essa comporta, come è noto, un’apertura verso una più compiuta democrazia sociale o addirittura socialista, che rimane come un’opzione riconosciuta almeno in Europa fin dopo la caduta del muro di Berlino.

b. L’attacco politico a queste ipotesi più evidente si svolge nel corso degli anni ’70 e poi ’80: prima con le vittorie di Thatcher e Reagan, poi con la caduta del muro di Berlino e la negazione dal punto di vista teorico della stessa possibilità di esistere di una società di “socialismo reale”.

>>leggi l’articolo completo>>Novecento e Duemila: alla ricerca delle ragioni di un cambiamento così profondo | Il Manifesto Bologna.

Savona. I Forconi contro le librerie: “Bruciate i libri” | ArticoloTre – Quotidiano online indipendente e di inchiesta

Accade a Savona. I Forconi intimano al proprietario di una libreria di chiudere per la protesta, invitando inoltre a “bruciare i libri”.

-Redazione- “Chiudete la libreria! Bruciate i libri!” E’ questo il messaggio che alcuni manifestanti del Movimento dei Forconi hanno pronunciato, entrando all’interno dell’esercizio Ubik di Savona, sito in corso Italia.

Qui, nella città ligure, le proteste si sono protratte per tutto il giorno, con manifestanti che hanno letteralmente invaso la città, facendo sì che si venisse persino a creare un fronte politico e civile fortemente ostile ai “forconi”. Così che la decisione dei manifestanti di introdursi all’interno della Ubik per intimare al proprietario di chiudere, è stata recepita dalla popolazione come un insulto. Lo stesso proprietario, Stefano Milano, ha spiegato come vi sia stato “un battibecco verbale, davanti anche a un giornalista di Savonanews e alla tv dell’Università”.

“La frase “Bruciate i libri!!” fa venire i brividi”, ha aggiunto Milano. Intanto, la sua storia ha fatto il giro del web, e non sono pochi coloro che paragonano l’accaduto al rogo dei libri voluto da Hitler nel 1933.

viaSavona. I Forconi contro le librerie: “Bruciate i libri” | ArticoloTre – Quotidiano online indipendente e di inchiesta.

Addio a Raimondo Ricci bandiera dell’antifascismo – Genova

Addio a Raimondo Ricci, bandiera dell’antifascismo a Genova. Novantun anni, tra gli ultimi testimoni del Novecento, ma anche uno dei protagonisti della crescita e della difesa della democrazia nel nostro Paese.

Partigano, nelle mani della Gestapo fu torturato e imprigionato nel campo di concentramento di Mauthausen. Liberato, continua la sua battaglia morale e politica e, in qualità di avvocato penalista, difende i sindacalisti e i militanti comunisti nel dopoguerra.

Presidente provinciale dell’ANPI nel 1969, parlamentare per tre legislature dal 1976, fa parte della commissione di inchiesta sulla P2 e davanti all’irruzione del terrorismo è una delle figure politiche che ha contribuito a costruire quel fronte tra istituzioni e movimento operaio che ha garantito la continuità dello stato democratico. Giurista autorevole sarà anche membro del consiglio di presidenza della Corte dei Conti.

Nell’età avanzata, Raimondo Ricci dedica tutte le sue energie e il suo tempo all’Istituto Storico della Resistenza a cui fu chiamato per ricoprire il ruolo di presidente.

Nonostante

fosse quasi cieco, viaggia da una parte all\’altra dell\’Italia, passa da comizio a comizio, affascina i giovani. La sua voce attraversa le piazze e i cuori. In qualche misura diventa lui stesso un simbolo.

Nel giugno 2002, a quasi sessant’anni di distanza dalla fine del conflitto, ad Amburgo incontra per la prima volta Friedrich Engel, il responsabile dell’eccidio del Turchino, il carnefice a cui solo per merito della sorte era sfuggito. Anche questo accade in una vita non comune.

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TAG antifascismo,  genova,  raimondo ricci

>>fonte>>Addio a Raimondo Ricci bandiera dell’antifascismo – Genova – Repubblica.it.

Curzi, dall’Unità clandestina a Liberazione, passando per il Tg3

Era adolescente quando scrisse sull’Unità “clandestina” per raccontare l’assassinio di uno studente da parte dei repubblichini, capo redattore nel mensile della Fgci “Gioventù nuova”, diretto da Enrico Berlinguer, fino alla vice direzione di Paese Sera, alla direzione del Tg3 e a quella di Liberazione, il quotidiano di Rifondazione comunista, dal novembre del 98 al settembre del 2004. Quando un tumore se l’è portato via era consigliere d’amministrazione della Rai.

Inviato nel ’51 nel Polesine per raccontare le conseguenze dell’alluvione, vi rimane come segretario della Fgci. Nel ’56 fonda “Nuova generazione” e nel ’59 passa all’Unità, organo del Pci per il quale l’anno successivo viene inviato in Algeria per seguire la guerra di indipendenza. Lì intervista il capo del Fronte di Liberazione Ben Bellah.

Dopo essere stato caporedattore dell’Unità, nel 1964 diventa responsabile stampa e propaganda della direzione del Pci. Negli anni ’60 collabora fra l’altro alla crescita della radio “Oggi in Italia” che trasmetteva da Praga ed era seguita in molte parti d’Europa da emigranti italiani. Dal ’68 e poi negli anni 70 Curzi fu vice direttore di Paese Sera finché non arrivò in Rai nel 1975 con un bando di concorso indetto per l’assunzione di giornalisti di “chiara fama” disposti a lavorare come redattori ordinari e comincia dal Gr1 diretto da Sergio Zavoli per arrivare tre anni dopo al Tg3 di cui diviene direttore nel 1987 dando a quel telegiornale la propria impronta inconfondibile, quella di Telekabul.

>>leggi l’articolo completo>>Curzi, dall’Unità clandestina a Liberazione, passando per il Tg3 | Rifondazione Comunista.

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