Il piombo sospetto di Genova
… è con angoscia che chi ha vissuto politicamente gli anni 70, oggi apprende di questa “gambizzazione”dell’ad di Ansaldo Nucleare Adinolfi.
L’angoscia è dettata da diversi piccoli dettagli che ai più possono passare inosservati, ma che ritengo abbiano in realtà un notevole significato.
La prima considerazione è la rilevanza pubblica pressoché irrilevante di questa vittima, anche il settore di provenienza (nucleare) in un paese che ne ha decretato attraverso due referendum la fine ne danno un peso sicuramente insignificante. Verrebbe quasi da pensare che la vittima designata sia stata sorteggiata da un sacchetto di possibili candidati individuati in un annuario di vip.
La seconda è che l’attentato è fatto nel bel mezzo delle operazioni elettorali per il rinnovo del Sindaco della città di Genova, dove un primo cambiamento è stato fatto nell’escludere attraverso le primarie le due candidate del PD, che sicuramente avrebbero garantito una certa continuità e tranquillità a gruppi imprenditoriali che affondano i loro interessi in grandi opere e cementificazioni, e che un forte sentimento di cambiamento lo si respirava e si respira in vista della possibile elezione di Marco Doria  a sindaco della città.
Altro dettaglio, di “casualità” sorprendente è che il tutto avviene all’indomani dei risultati elettorali in Grecia e Francia, dove, al di la del risultato politico, sicuramente l’interpretazione della volontà dell’elettorato è quella di una rottura con le politiche della banca europea e del suo rappresentante in Italia prof. Monti.
Troppo grossolanamente stampa ufficiale e parte del web sta paragonando l’attentato di Genova con gli anni di piombo, che Genova visse con un tributo di morti di uomini dello Stato e di terroristi.
Scrivo di parallelismi grossolani perché gli effetti degli attentati e delle vittime degli anni 70 portarono ad una legiferazione “speciale” che oggi sicuramente farebbe estremamente comodo a chi, dopo aver senza un mandato popolare, fatto macello di diritti e welfare, vorrebbe evitare la protesta organizzata, sia che provenga dai sindacati che
dai gruppi così detti antagonisti.
Se all’ing. Adinolfi porgo gli auguri di una pronta guarigione, credo che per l’Italia la prognosi sia molto più lunga e credo anche che la cura non possa che passare attraverso un ristabilimento di quelle regole che ne possono garantire l’autonomia dai poteri dell’economia liberista.
Per tutti coloro che hanno a cuore la nostra Costituzione e il sistema democratico, il livello di attenzione, di vigilanza e di risposta democratica deve essere alto.

Loris

ps. non metto volutamente ne filmati ne fotografie per non cadere nell’equivoco del parallelismo con gli anni di piombo.
…Ecco alcune immagini della serata conclusiva della campagna elettorale di Marco Doria.
Considerando che le condizioni metereologiche non sono al meglio consiglio a tutti i Genovesi di andare a votare. Comunque e sempre resta un diritto al quale non dobbiamo rinunciare.
Come ho ricordato all’inizio di questa campagna elettorale, una delle parole d’ordine di Doria, presa da Don Primo Mazzolari è “A che serve avere le mani pulite, se si tengono in tasca?”.
Sarebbe un peccato per non aver tolto le mani di tasca precluderci anche la possibilità di sognare.

Buon voto a tutti i Genovesi, e un augurio ai Palermitani che sono stati offesi da un comico genovese, che, molto probabilmente la  mafia la conosce perchè ha visto i film di Francis Ford Coppola e,cresciuto nel brodo della cultura berlusconiana, da buon cabarettista le cazzate le sa sparare bene.

Se poi a qualche genovese venisse anche l’ispirazione di un voto all’amministratore di questo Blog….
Oltre all’attacco dell’art.18 dello Statuto dei Lavoratori, questo Governo con l’ABC della politica (Alfano Bersani e Casini), indirizza l’aggressione direttamente alla Carta Costituzionale con la modifica dell’art.81, con l’introduzione del pareggio di bilancio.
Non credo che il sacrificio di chi è caduto durante la Resistenza mirasse a rendere schiavo il nostro paese alle leggi di mercato dettate dalle banche e dagli speculatori.
Non credo che il sacrificio dei partigiani greci o dei repubblicani spagnoli avesse la finalità di lasciare all’Europa delle banche il potere di garrotare i lavoratori europei.
Per citare Calamandrei, credo che il senso di asfissia stia sempre più attanagliando gli italiani.
Loris

“..la libertà è come l’aria. Ci si accorge di quanto vale quando comincia a mancare, quando si sente quel senso di asfissia che gli uomini della mia generazione hanno sentito per vent’anni e che io auguro a voi giovani di non sentire mai. E vi auguro di non trovarvi mai a sentire questo senso di angoscia, in quanto vi auguro di riuscire a creare voi le condizioni perchè questo senso di angoscia non lo dobbiate provare mai, ricordandovi ogni giorno che sulla libertà bisogna vigilare, vigilare dando il proprio contributo alla vita politica…” (Piero Calamandrei – ai giovani 1955)


Alla XVII ”Giornata della Memoria delle vittime delle mafie”
TAV, FERMARSI E’ POSSIBILE: DIGIUNO A STAFFETTA
“Nessuno può costringere un padre o una madre a prendere una strada se sanno che condurrà i loro figli in un baratro”
LA RICCHEZZA DEL MOVIMENTO NOTAV
In oltre 20 anni di movimento gli abitanti e gli amministratori della val di Susa hanno analizzato a fondo i limiti del progetto di linea Torino-Lione. Insieme ai migliori tecnici hanno cercato e trovato alternative per aumentare la capacità di trasporto dell’asse ben oltre le più rosee previsioni di flusso. Con forme di protesta creative e intelligenti, ben al di là di quello che i media hanno riferito, i NoTav hanno condiviso pubblicamente questa critica. Hanno iniziato a mettere in pratica in prima persona piccoli ma significativi frammenti di nuove economie rispettose dell’ambiente, solidali e conviviali; diventando un vero e proprio laboratorio di ricerca di quel varco di uscita dall’ormai concreta e tragica crisi del modello di sviluppo che ci ha fin qui accompagnato.
PERCHÈ RIGUARDA ANCHE NOI?
Così facendo i NoTav sono diventati una speranza per tutta Italia; il simbolo di qualcosa che va ben oltre la loro valle.
Anche se abitiamo a km di distanza dunque sentiamo di dover difendere questa ricchezza e questa speranza
Qui in Liguria inoltre TAV significa “Terzo valico” linea da Genova a Tortona dal costo di 6,2 miliardi di euro. Con un costo ed un impatto ambientale molto inferiore, si potrebbero ottenere risultati rilevanti con gli ammodernamenti alle linee esistenti (5 valichi dalla Liguria verso la Val Padana). http://notavgenova.altervista.org.
PERCHÈ SIAMO ARRIVATI A QUESTI ESTREMI?
Nei primi anni di movimento governanti e poteri vari hanno forse pensato che, se i media non avessero parlato di tutto
ciò, continuando ad amplificare le posizioni di chi sosteneva la necessità dell’opera, tutto si sarebbe dissolto. Toccando con mano che così non era, dopo il grande moto popolare per riprendere i terreni a Venaus del 2005, i governanti hanno intrapreso un processo di cosidetta mediazione: confrontiamoci, ma solo con chi non mette in discussione la fattibilità dell’opera… Il tutto è naturalmente fallito.
E’ allora partito un crescendo di ultimatum, fino all’esproprio forzato di parte dei terreni imposto e difeso con la forza
militare; con successiva repressione verso coloro che a quell’imposizione si sono ribellati. Una strada pericolosissima perchè la violenza genera violenza, il fumo dei gas cs attira quello di fumogeni e fuochi e ai lacrimogeni lanciati ad altezza uomo rispondono pietre: finchè non si riesce più a capire chi è che ha iniziato e chi può aiutare a uscirne.  E il Potere chiama legalità gli uni e violenza gli altri.
E ORA CHE FARE?
L’ultima illusione del Potere è che, fatto il danno e scatenato il caos, si possa uscirne usando i media come fossero napalm sulle coscienze delle masse: “adesso vi diciamo cosa dovete pensare su cosa sia il tav e cosa siano i notav. E se non avete capito ve lo ripetiamo cento volte a sei colonne, fino a farvelo imparare a memoria”. Forse mai prima si era vista schierata e concentrata una simile potenza di fuoco mediatico.
La strada della divisione della valle, con il bastone della repressione e criminalizzazione di chi non ci sta e la carota delle compensazioni verso chi si allinea, è ancor più pericolosa e illusoria.
Tutto questo sporco lavoro rischia di non cambiare di una virgola il problema iniziale: non si possono costringere un padre o una madre a prendere una strada se sanno che condurrà i loro figli in un baratro.
RIAPRIRE UN VERO CONFRONTO: L’UNICA STRADA POSSIBILE
Pensiamo che la politica dovrebbe aver la forza di intraprendere l’unica strada possibile: la riapertura di un confronto reale con le popolazioni.
E pensiamo che un governo legittimato da un presunto approccio tecnico, non possa rifiutare il confronto tecnico richiesto dal noto appello proposto dagli ormai mille professori e tecnici da tutta Italia. http://www.notav.eu/modules.php?name=ePetitions&op=more_info&ePetitionId=1
PERCHÈVI PROPONIAMO UN DIGIUNO A STAFFETTA
Proponiamo un digiuno anzitutto per fare un po’ di spazio e difenderci da questo assedio mediatico; per esprimere la nostra vicinanza al movimento della Val di Susa, che di fronte al baratro della crisi del modello economico attuale prova a rallentare anzichè ad accelerare.
E’ un digiuno a staffetta: ognuno fa quel che si sente; anche un piccolo atto come saltare un pasto è un fondamentale cambio di direzione, un inizio di inversione di marcia; per assumere in prima persona il cambiamento di questa economia e di questa politica che non vogliono rinnovarsi.
Raccoglierci in noi stessi per unirci a altre persone che in tutta la Liguria e in altre parti d’Italia hanno intrapreso questa azione.
Offriamo questa modalita’ di protesta – proposta, accanto a quelle che altri, fortunatamente, stanno sviluppando nella nostra citta’.
Per
adesioni scrivere a ascoltateliliguria@gmail.com
Questa azione aderisce alla campagna “Ascoltateli !”. Per consultare l’appello e altreinformazioni: www.ascoltateli.org/l-appello.html
 Genova, marzo
2012
ADESIONI:
Giovanna Agnesini, Andrea Agostini, Cristina Albin, Gianni Aliotti, Gianni Babbini, Elisabetta Bardi, Maddalena Bartolini, M.Teresa Battistini, Luciano Bertolini, Rosa Bertolini, Norma Bertulacelli, Graziella Bevilacqua, Severino Bianconi, Angelo Bodra, Tiziana Bonora, Andrea Bovenga, Adriana Bottini, Antonio Bruno, Rossana Campanella, Peppino Coscione, Roberto Dalmas, Franca Debandi, Giovanni Esposito, Simone Falco, Paolo Farinella, prete, Mariarosa Filippone, Renato Francesconi, Graziella Gaggero, Martina Ghiazza, Alfredo Giusti, Luca Giusti, Carla Grippa, Rita Lavaggi, Pietro Lazagna, Bianca Lena, Matteo Lodi, Rosaria Lombardi, Monica Lanfranco, Deborah Lucchetti, Enrico Ernesto Luciani, Antonio Marcianò,
Antonella Mozzachiodi, Sara Petri, Cristina Percivale, Carlotta Pezzolo, Paolo Prudente, Mariella Ratti, Alessandro Ravera, Marco Ravera, Giuliano Ricciardi, Rossella Ricciardi, Aida Romeo, Sonia Sander Cimino, Marina Sartorio, Grazia Sbrana, Maria Pia Siberiu, Ivan Tinfena, Marco Toracca, Federico Valerio, Luca Valerio, Annamaria (Nini) Vassale, Loris Viari, Alberto Zoratti, Elisabetta Zucchi, Franco Zunino
ORGANZZAZIONI:

Associazione Vittorio Foa, Circolo Dossetti, Circolo Nuova Ecologia Legambiente Genova, Comitato verità e Giustizia per Genova, Forum ambientalista Genova, Forum Ponente Genovese, meditAmare Imperia, Movimento Nonviolento Centro di Genova, Punto Rosso, Rifondazione Comunista Federazione di Savona,

Per controllare l’aggiornamento delle adesioni vai a:
http://ascoltateliliguria.blogspot.it/

  • Il  voto delle primarie di Palermo apre riflessioni sulla debolezza di un PD che rischia di trascinare alleanze elettorali ad un disastro di difficile quantificazione.

    E’ evidente, indipendentemente dal tipo di risultato, che il rapporto tra PD e la sua base elettorale è degenerato, sino a provocare dei flop nelle competizioni delle primarie che il PD stesso ha promosso e attuato.

    La facoltà di vedere spostare aree di un partito verso aree contrapposte culturalmente e politicamente non è a mio parere sinonimo di democrazia ma segno di una confusione politica in cui non è salutare rimanere impantanati.

    Lo è ancor meno quando questi spostamenti avvengono all’interno di conflitti sociali come quelli determinati dalle richieste dei poteri delle banche contrapposti ai blocchi sociali produttivi e operativi. Stessa pericolosità investe le scelte operate su interventi di lungo respiro che interreagiscono tra problematiche ambientali con i suoi annessi come la salute e su problematiche come l’effettiva utilità e le ricadute sui così detti “comitati d’affari”.

    Genova affronterà la competizione elettorale con tutti i fronti aperti e il risultato, non possiamo negarlo, potrebbe essere determinato da accadimenti o vicende che alla fine di Genovese potrebbero avere molto poco.

    Forse non entro in errore se affermo che quello che avrebbe dovuto essere a livello nazionale il partito all’interno del parlamento che rappresenta l’opposizione, oggi a Genova pur essendo stato al governo della città, si presenta con tutte le sue contraddizioni e le sue debolezze.

    Pragmaticamente tutti sappiamo che senza il PD Genova sarebbe consegnata per il prossimo mandato a un sindaco che di centro-sinistra non lo sarebbe proprio, pur tuttavia la regola di un voto a sinistra solo per impedire che vada al governo della città la destra o il centrodestra sarebbe avvilente demotivante e quasi sicuramente perdente alla luce delle problematiche che si sono aperte per la peculiarità del territorio e per la priorità che assume la messa in sicurezza del territorio stesso, a scapito evidentemente di interventi cementificatori o impermeabilizzanti che potrebbero risultare nocivi proprio per la sicurezza del territorio, oltre per l’impatto sociale.

    Credo che l’errore in cui il candidato Sindaco non dovrebbe cadere, è quello di un programma unitario, dove le varie componenti sacrificano qualcosa politicamente, generando inevitabili frustrazioni. L’elaborazione di un programma condiviso è l’unica strada per portare ai cittadini una proposta forte, e senza possibilità di ripensamenti o  recriminazioni.

    Condivisione e unitarietà sono due concetti molto diversi tra loro, e non è solo un problema di semantica.

    Il rimanere subalterni al PD, che ha esercitato sino alla fine di questo mandato il ruolo di leader non può più essere un metro di riferimento e soprattutto potrebbe addirittura trascinare anche l’eventuale novità in una sorta di vortice distruttivo.

    I tavoli che sono stati avviati devono diventare a mio parere non l’elencazione delle problematicità ma gli strumenti di risposta, attraverso quelle pratiche che oggi la normativa ci consente.

    E dalla società civile che oggi esce una elaborazione qualificata sui singoli problemi, e da questa società civile ritengo giusto dovrebbe uscire, attraverso quei tavoli, il programma per la rinascita della città. Una rinascita che intervenga soprattutto sulla qualità della vita con tutti i suoi connessi.

    Gli assalti alla diligenza non saranno consentiti e la trasparenza dovrà istituzionalizzarsi.

  • Tutto ciò onestamente non mi sembra molto ma, con la politica dei giorni nostri abbiamo purtroppo iniziato a riconsiderare le buone pratiche come strumento finalizzato al superamento dell’attuale crisi.
  • Loris

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Genova, 4 Marzo 2012


Dopo il pranzo domenicale a casa di mammà, mi capita tra le mani Repubblica. Sfogliandolo mi cade l’occhio sull’editoriale di
Scalfari intitolato “Una strana gioventù che odia la velocità” dove l’autore in particolare si stupisce “della posizione degli studenti, ostile all’alta velocità”.

Oibò, a me invece stupisce il suo stupirsi! Da giornalista navigato forse dovrebbe informarsi un po’ sulle aspirazioni e i sentimenti giovanili. Questi “strani giovani”, per ragioni anagrafiche lontani da lui, pensano al loro futuro. Quello che sarà l’Italia o il mondo tra 20 anni li tocca immensamente più di quanto non tocchi le persone dell’età di Scalfari, che, pur augurandogli lunga vita, chissà forse a quell’epoca li guarderà dall’alto.

I giovani meglio dei vecchi hanno capito che questo modello di società e sviluppo insostenibile sta distruggendo il loro futuro, i loro padri hanno permesso il depredamento delle risorse naturali, lo scempio del paesaggio, l’ipertrofia dei sistemi finanziari e speculativi, la corruzione, l’attaccamento al potere…, e si sono persi i rapporti di solidarietà e di comunità, i posti di lavoro, il welfare, la natura incontaminata, l’onestà, e mille altri valori.

I giovani meglio dei vecchi capiscono che per salvarsi bisogna ripensare il modello di società e di consumi. I giovani forse capiscono meglio concetti come “km 0”, “filiera corta”, “autoproduzione”, “sostenibilità”, “decrescita”, “beni comuni” ecc.. di cui forse Scalfari non sa il significato o li relega a utopie da ecologisti estremi, ignorando quanto stiano diventando realtà.

Sognamo un futuro dove non ci sia neanche bisogno di spostare tutte quelle merci per le quali sacrifichiamo intere comunità montane ed enormi quantità soldi pubblici, perché nel futuro che vogliamo avremo imparato a consumare meno e a consumare prodotti locali, prodotti da giovani che tornano a coltivare la terra e a fare artigianato o da piccole imprese sul nostro territorio.

Ora mi si accuserà di utopia, ma ci sono esperienze di tutto ciò e l’alternativa è la morte del genere umano e del pianeta. Pertanto preferisco inseguire l’utopia.

L’unico modo per produrre ricchezza non è produrre merci da sostituire continuamente perché già obsolete, né costruire infrastrutture inutili e dannose, a vantaggio del partito del cemento.

Possiamo produrre benessere investendo in altri settori utili e sostenibili. Vogliamo aiutare l’edilizia? Risaniamo energeticamente tutto il patrimonio immobiliare, così saremo anche meno assillati dalla crisi energetica; mettiamo in sicurezza il territorio così non dovremo piangere morti e danni alla prossima alluvione; investiamo sull’agricoltura e il recupero dei boschi, sul turismo e l’artigianato. Tutte attività che hanno impatti positivi e duraturi.

I giovani forse questo lo intuiscono ed è per questo che protestano, anche per difendere il diritto a dissentire e ad opporsi a scelte scellerate; la repressione poliziesca è un pessimo segnale e i giovani lo sanno bene.

Nel merito dell’opera ad oggi non ho ancora sentito una sola risposta alla domanda fondamentale: “Se le merci che viaggiano sono solo 3 mln tonnellate e la linea esistente può portarne fino a 20, a cosa serve una nuova linea?”. Le risposte sono state solo l’infantile “perché sì” oppure l’autoritaria repressione.

Per concludere con un sorriso riporto ancora la risposta del presidente Cota: “serve a fare aprire il Piemonte, anche psicologicamente”…

Ma se mandassimo in analisi tutti i piemontesi non è che magari ci costerebbe meno?

ing. Silvia Parodi – Genova

Il 18 febbraio A Firenze si sono incontrate realtà che partecipano alla rete dei Social Forum. Oggetto dell’incontro il decennale del Forum Sociale Europeo del 2002 e l’attualità delle realtà della società civile all’interno della crisi che stiamo attraversando a livello nazionale con le sue connessioni evidenti legate alla moneta unica e alla Comunità Europea.
Nei numerosi interventi della giornata sono stati più volte individuati gli argomenti che dovrebbero alimentare la discussione .
Con un inevitabile riferimento all’attualità , Democrazia, Lavoro e Beni Comuni saranno le linee guida dell’avvicinamento al decennale di Novembre, ma è evidente che fin da ora il dibattito potrà essere una risorsa all’interno dei conflitti generati dalla politica liberista delle dirigenze della comunità europea, dall’FMI e della BCE.
Non è più sufficiente proclamare che a Genova nel 2001 e a Firenze nel 2002 avevamo ragione, riappropriarsi del proprio futuro diventa una esigenza di sopravvivenza e di una prospettiva di modelli sociali nuovi, equi e sostenibili.
In questi dieci anni vecchi e nuovi soggetti si sono confrontati con le politiche liberiste e privatiste dei governi europei.La capacità di muoverci , come sulle problematiche dell’acqua, con un ampio fronte che trova pratiche condivise da diversi pezzi del movimento, dimostra che siamo tutto meno che elementi residuali o minoritari.
L’emergenza Democratica è l’elemento più urgente, legata all’emergenza “lavoro” come è reso evidente dai fatti greci dalle trattative italiane e dalle proteste in Spagna.
Non potrà essere il Social Forum Europeo a proclamare uno sciopero dei lavoratori europei, ma sicuramente può essere la sede in cui trovare spazi di sollecitazione nei confronti dei sindacati a trovare un fronte comune che superi i confini nazionali e che dia voce a chi oggi la trova separatamente in piazza Syntagma , Piazza San Giovanni o Puerta del Sol.

Loris

Allego report sintetico della discussione con gli interventi della giornata:

FIRENZE10+10_report_incontro_180212  

Da Durban/COP17 – Alberto Zoratti – Fair

[Durban/COP17]. – Si conclude dopo giorni di negoziati ed ore di attesa la 17a Conferenza delle Parti sul cambiamento climatico a Durban. Nasce il Durban Package che consolida il percorso multilaterale rimesso in piedi a Cancun. Si salva il protocollo di Kyoto, da molti dato per morto, e l’Unione Europea conosce un nuovo protagonismo. L’unica cornice vincolante non viene messa in un cassetto, ma il lavoro da fare è ancora molto. Anche per contrastare una serie di distorsioni che piuttosto che contribuire alla lotta al cambiamento climatico in un’ottica di equità, rischiano di aggravarlo, come i meccanismi di mercato, troppe volte sovrastimati. Rimangono in piedi il REDD+, con i rischi per le foreste, un vero e concreto impegno davanti a impegni vincolanti, il rispetto delle sollecitazioni che vengono dal mondo scientifico, la possibile ingerenza della Banca Mondiale e di altre organizzazioni come la Wto sui temi climatici, un reale impegno per stanziare risorse per il Green Fund. Il lavoro, per la comunità internazionale, è ancora molto e difficile. Ed i movimenti della società civile dovranno fare la loro parte.

***

Conclusa alle 5 di notte la COP17
COP17. Kyoto risorge. Ma il clima è salvo?

A Durban nasce il l’omonimo package, dopo una giornata ed una notte estenuanti la 17a Conferenza delle Parti chiude con un risultato. Kyoto è salvo, grazie all’ostinazione della maggioranza delle delegazioni presenti, prima fra tutte l’Unione Europea. L’unica cornice legale vincolante non è stata travolta dal disimpegno di pochi, ma con Kyoto rimangono anche le contraddizioni di una serie di strumenti di mercato troppe volte sovrastimati e di una strategia di lotta al cambiamento climatico ancora molto, troppo inadeguata. La storia di una nottata fuori dal comune.

09-12-11
DURBAN: DIRETTORE ESECUTIVO GREENPEACE ESPULSO DA CONFERENZA CLIMA
(ASCA) – Roma, 9 dic – Kumi Naidoo, Direttore Esecutivo diGreenpeace International, e’ stato fatto allontanare dall’edificio nel quale e’ in svolgimento la conferenza delle Nazioni Unite sul clima aDurban, in Sud Africa. E’la stessa organizzazione ambientalista a renderlo noto, precisando che a Naidoo e ad altri 9 attivisti di Greenpeace e’ stato confiscato il badge di accesso e non potranno quindi rientrare nel Palazzo dei congressi per partecipare al resto della conferenza.
Questo pomeriggio Kumi Naidoo si era unito a una protesta non violenta all’interno del centro congressi, appena fuori della sala plenaria nella quale e’ in corso il segmento ministeriale della conferenza sul clima. Alla protesta hanno partecipato un centinaio di attivisti provenienti da tutto il mondo e rappresentanti di diversi gruppi della societa’ civile, tra cui 350.org, Friends of the Earth e Avaaz. Tra i dimostranti era presente anche il Ministro dell’Ambiente delle isole Maldive, Mohaemmed Shareef, particolarmente preoccupato per gli effetti dei cambiamenti climatici visto che il suo paese e’ costituto da un arcipelago di isole che si alza di pochi metri sopra il livello del mare.
Prima di essere accompagnato fuori dal centro congressi, Naidoo ha dichiarato:”Siamo qui per sostenere i Paesi piu’ vulnerabili ai cambiamenti climatici, la cui sopravvivenza non viene presa in considerazione da chi siede in quella sala conferenze. Siamo qui per chiedere ai Ministri di ascoltare le persone, non chi inquina. La delegazione degli Stati Uniti sta in questo momento pianificando a tavolino la scomparsa di Paesi membri delle Nazioni Unite dalla mappa del pianeta.
Questo e’ semplicemente inaccettabile”.
Dopo essere stato allontanato Naidoo ha continuato:”E’ paradossale che, mentre la maggioranza dei cittadini del mondo chiede azioni urgenti per proteggere il clima e salvare vite umane, la delegazione degli Stati Uniti continui liberamente ad ostacolare ogni progresso delle trattative.
Chiedo al popolo americano, per il quale oggi siamo qui, di domandarsi cosa farebbe se venisse a sapere che i potenti del mondo stanno complottando per cancellare gli Stati Uniti dalla carta geografica. Perche’ questo e’ esattamente il futuro che attende chi vive alle Maldive o in altre isole. La delegazione di Obama e’ in grado di far fallire questa conferenza solo con il sostegno di altri grandi inquinatori.
Faccio un appello a quelle Nazioni affinche’ riconsiderino la loro alleanza con la delegazione degli Stati Uniti, e pensino a quei Paesi che rischiano di scomparire”.

Locandina 25-11-11

Il Centro Antiviolenza di via Mascherona a Genova , inaugurato il 25 novembre 2008 in occasione della Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le donne,  nasce dalla volontà condivisa  di oltre 50 soggetti tra Enti Locali e Associazionismo costituiti formalmente in  “Rete Provinciale contro la Violenza di Genere” il 19 novembre 2007 e coordinata dalla Provincia di Genova.

Il Centro è stato in questi anni finanziato dalla Regione Liguria, ai sensi della L.R. 12/07 “Interventi di prevenzione della violenza di genere e misure a sostegno delle donne e dei minori vittime di violenza”  ed è gestito dalla Provincia di Genova e dal Comune di Genova, proprietario dell’immobile ove il Centro stesso è ubicato .

I finanziamenti Regionali, assieme a cospicue risorse di bilancio dei due Enti, sino ad oggi hanno garantito il funzionamento del Centro di Via Mascherona,  gli interventi di sostegno alle donne, compreso l’eventuale inserimento in struttura, ed il sostegno ai cinque Centri di ascolto distaccati sul territorio provinciale ( Busalla,  Campomorone, Mignanego, Chiavari, Lavagna), coprendo una spesa complessiva di  circa 150.000,00 euro.

Nei tre anni di attività, complessivamente sul territorio provinciale, hanno trovato un punto di riferimento e di ascolto circa 900 donne e di queste ne sono state prese in carico  circa 420. Il Centro di Via Mascherona, tramite i Servizi Sociali del Comune di Genova e quelli dei Comuni aderenti alla rete,  può fare ricorso a quattro strutture di accoglienza.

Il Centro di Via Mascherona fa parte della Rete Nazionale Antiviolenza afferente al  Dipartimento Pari Opportunità della Presidenza del Consiglio dei Ministri ed è riferimento territoriale del numero di pubblica utilità nazionale 1522

I tagli effettuati dal Governo,  attraverso le diverse manovre finanziarie,  che hanno colpito sia la Regione che gli altri Enti Locali, hanno fatto sì che la Regione abbia notevolmente ridotto i propri finanziamenti e reso impossibile, per Comune e Provincia di Genova, sopperire con propri fondi in modo da garantire il mantenimento dei servizi in futuro.

Ad oggi la prospettiva è pertanto la chiusura del Centro Antiviolenza di Via Mascherona e dei Centri distaccati sul territorio al 31.12.2011.

Per non disperdere completamente ciò che è stato fatto,  dare un senso all’esperienza maturata in questi tre anni e poter continuare a dare risposte concrete alle donne e ai minori vittime di violenza, la Rete Provinciale contro la Violenza di genere, pur continuando a ribadire la necessità che il tema della contrasto alla violenza contro le donne sia  parte integrante delle politiche sociali nazionali e locali e pertanto finanziato adeguatamente,  intende avviare una campagna di raccolta fondi per sostenere sia il Centro di Via Mascherona che i Centri distaccati.

I versamenti vanno effettuati sul c/c 1000/860 Banca Intesa San Paolo Filiale 3948 intestato a: Gruppo Mafalda Sampierdarena Fondo Centro Antiviolenza

IBAN: IT40D0306901455100000000860

 

 

RETE PROVINCIALE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE

Per info: Ufficio Pari Opportunità Provincia di Genova: 010 5499543

mail: cpo@provincia.genova.it

 

ADERENTI ALLA “RETE PROVINCIALE CONTRO LA VIOLENZA DI GENERE”

AIDIA Sez. Genova, AIDM Consulta di Genova, AIED, Amnesty International Gruppo Genova, Arcilesbica Genova “Gruppo Sharon Kowalski”, ARCI Ufficio Migranti, ASD Associazione Sportiva Dilettantistica “Insieme per amicizia”, CEMP, CGIL Coordinamento Donne Liguria, CIF Chiavari, CISL Coordinamento Donne, CO.LI.DO.LAT., Circolo 9  marzo -  Gruppo “Mafalda” Sampierdarena, Comunità di San Benedetto al Porto, Consulta Femminile del Tigullio, Consulta Femminile di Genova, Croce Rossa Italiana Comitato di Genova, Donne in rete, FIDAPA Sez. Tigullio, Granello di senape o.n.l.u.s., Il cerchio delle relazioni, Laboratorio Politico di Donne, MAREA, Mignanego Soc. Coop. Sociale onlus, SPA Politiche di donne, U.D.I. Centro di accoglienza per non subire violenza, U.D.I. 25 Novembre 2008, Usciamo dal silenzio

Provincia di Genova – Assessorato alle Pari Opportunità

Consigliera di Parità della Provincia di Genova

Comuni di Arenzano, Avegno, Bargagli, Bogliasco, Borzonasca, Busalla, Campo Ligure, Campomorone, Casella, Ceranesi, Chiavari, Cogoleto, Davagna, Genova, Lavagna, Mele, Mignanego, Rapallo, Ronco Scrivia, San Colombano Certenoli, Sant’Olcese, Serra Riccò, Sestri Levante, Uscio.

Servizi di Pronto Soccorso dell’A.O. San Martino, dell’A.O. Villa Scassi, E.O. Ospedali Galliera, dell’Ospedale Celesia, dell’Ospedale di Lavagna, dell’Ospedale San Carlo.

Le Asl: A.S.L. 3 Genovese e A.S.L. 4 Chiavarese.

18 NOVEMBRE ALLE 17,30 ACQUA E REFERENDUM

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